ESPERTO ONU CHIEDE CHE SIA DICHIARATO L’ “ALLARME ROSSO” PER L’ESCALATION DEL RAZZISMO SU SCALA GLOBALE

22 Marzo de 2004 - Un esperto delle Nazioni Unite ha oggi chiesto che sia dichiarato l’”allarme rosso” per sottolineare il pericolo nel mondo del razzismo e della xenofobia, in un momento in cui al risorgere e alla vitalità allarmanti delle forme tradizionali di discriminazione si aggiungono nuove modalità di discriminazione, a scapito degli stranieri, dei profughi e degli immigranti.

“Il nuovo paesaggio ideologico è definito sia dall’eccessivo rilievo attribuito alla lotta al terrorismo che dal coinvolgimento di elementi culturali e religiosi, che creano conflitti di cultura e nuove pratiche di discriminazione dirette a gruppi diversi”, sostiene Doudou Diene, osservatore speciale dell’ONU sulle modalità contemporanee del razzismo, della discriminazione razziale, della xenofobia e della conseguente intolleranza.

Una corrente nuova, ufficiale e pubblica di pensiero ha cercato di giustificare il razzismo e la discriminazione razziale sulla base della sicurezza e della difesa, e di rifiutare il pluralismo etnico, culturale e religioso, afferma l’esperto di fronte alla Commissione per i diritti umani di Ginevra.

Nel frattempo, ieri, giorno in cui si ricordava anche il massacro di Sharpeville, avvenuto il 21 marzo 1960 in Sud Africa, l’ONU si è soffermato sulla sua più vecchia e ampiamente condivisa convenzione sui diritti umani, la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.

“Nonostante il principio di non discriminazione sia stato dichiarato uno dei fondamenti del diritto internazionale, la persistenza del razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza dimostrano la necessità di cercare nuovi modi di affrontare questo eterno problema” afferma il segretario generale dell’ONU Kofi Annan in un messaggio di celebrazione della giornata.

L’Assemblea Generale ha dichiarato il 21 marzo giornata internazionale dell’eliminazione della discriminazione razziale nel 1966, un anno dopo il trattato è stato adottato, sei anni dopo che la polizia dell’apartheid in Sud Africa sparò su 20.000 persone di colore, disarmate, che protestavano contro le leggi razziali. Sessantanove persone di colore furono uccise e centinaia ferite.

I successivi obiettivi raggiunti in Sud Africa, “rinato come nazione libera esattamente 10 anni fa” erano troppo rari, disse Bertrand Ramcharan, il sostituto dell’Alto commissario per i diritti umani, “perché se ci sono stati dei progressi nel mondo, stiamo ancora assistendo alla diffusione di razzismo e xenofobia”.

“Non c’è miglior ricordo di tale realtà che ricordare anche l’altro triste anniversario che celebriamo quest’anno: il genocidio del 1994 che ha decimato il Rwanda proprio mentre i sudafricani stavano realizzando il loro sogno di liberazione” ha aggiunto. “Oggi ci sono troppe parti nel mondo in cui si muore ancora per motivi di razza o di origine etnica”.

Dato che la violenza fondata su motivazioni razziali porta a delitti, violenze, alla creazioni di profughi ed ad altre forme di violenza, afferma, “E` dovere di tutti gli stati proteggere i loro cittadini contro questi mali”.

“La comunità internazionale deve fare in modo che il diritto che riguarda la persona e i diritti umani protegga tutti popoli senza discriminazioni, anche nelle situazioni di conflitto armato”, continua.

La Convenzione, che è stata firmata e ratificata da 128 nazioni ONU su 191, è in vigore dal 1969. Questo mese, il Comitato ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale ha espresso la speranza che tutti i Paesi un giorno si uniscano a questo trattato. 

 

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