COMMISSIONE ONU SULLA CONDIZIONE DELLA DONNA – 1-12 MARZO 2004

I temi sono stati i seguenti: IL RUOLO DEGLI UOMINI E DEI RAGAZZI NELL’OTTENERE L’UGUAGLIANZA TRA I SESSI e LA PARTECIPAZIONE DELLE DONNE NELLA PREVENZIONE DI CONFLITTI.

Punti salienti

Nella quarantottesima riunione, la commissione si è trovata intorno ad una tavola rotonda ad alto livello, che ha dato la possibilità agli utenti e ai produttori di statistiche di scambiarsi idee sulle esperienze nei vari Paesi, sulle pratiche utili e sul progresso nella misurazione dell’attualizzazione della Piattaforma d’azione di Pechino (1995), sul risultato della ventitreesima riunione speciale dell’Assemblea Generale, sull’identificazione di difficoltà e problemi e di possibili soluzioni. I relatori hanno sottolineato che le statistiche sono uno strumento importantissimo per ottenere gli obiettivi di parità dichiarati dalla Piattaforma di Pechino, e per verificare l’efficacia dei regolamenti e dei programmi basati sulla parità tra i sessi. Hanno anche messo in evidenza il valore delle statistiche nel promuovere la situazione socio-economica della donna, promuovendone la partecipazione in politica e facendo risaltare la mancanza di parità nell’uso delle risorse.

Il ruolo degli uomini e dei ragazzi nell’ottenimento della parità tra i sessi, e la partecipazione paritaria delle donne nella prevenzione dei conflitti, nella gestione e nella soluzione di conflitti e nella costruzione della pace dopo la fine dei conflitti sono stati trattati in modo particolare in due tavole rotonde organizzate dalla Commissione. Ci si è trovati d’accordo nel riconoscere che il ruolo degli uomini e dei ragazzi è fondamentale per ottenere la parità in vari ambiti. Un vero cambiamento potrebbe verificarsi solo quando si eliminassero gli atteggiamenti stereotipati, che inibiscono l’avanzamento delle donne e sono un ostacolo alla parità tra i sessi.

Per quanto riguarda le donne e i conflitti, i relatori hanno sottolineato quanto sia necessario che tutti riconoscano l’importanza della parità per ottenere i migliori risultati possibili nel processo verso la pace, nella dichiarazione di pace che ne deriva e nella sua realizzazione. Hanno messo in evidenza anche la necessità di dare forma istituzionale alla partecipazione delle donne nel processo di pace, di formare le donne alla costruzione della pace, a gestire trattative e a prevenire conflitti.

Profilo storico della commissione. La commissione è stata creata nel 1946 come commissione funzionale del Consiglio Economico e Sociale per preparare raccomandazioni e relazioni da presentare al Consiglio sulla promozione dei diritti della donna in ambito politico, economico, civile, sociale ed educativo. La commissione presenta anche raccomandazioni al Consiglio su problemi urgenti nell’ambito dei diritti della donna che richiedono un’azione immediata.

Con l’obiettivo di promuovere l’attualizzazione della parità di diritti tra donne e uomini, il mandato della commissione è stato ampliato nel 1987. Dopo la Quarta Conferenza mondiale sulla donna nel 1995, la commissione ha iniziato a mettere in atto un processo di continuazione della conferenza stessa stabilendo un programma di lavoro, assumendo un ruolo fondamentale ed esaminando regolarmente ambiti problematici nella Piattaforma d’azione di Pechino.

Si può trovare una sintesi del comunicato stampa (13 pagine) rilasciato alla fine della riunione al seguente indirizzo: www.un.org/News/Press/docs/2004/wom1447.doc.htm

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Ed ecco alcune riflessioni di suor Bernadette Sullivan sulla sua esperienza di rappresentante di Francescani Internazionali.

Donne di vari Paesi si sono trovate nel quartier generale delle Nazioni Unite di New York per scambiarsi esperienze, creare contatti tra loro, ricevere incoraggiamento e fare pressione sugli ambasciatori del proprio Paese all’ONU. Il fatto che tante donne siano potute arrivare da paesi in via di sviluppo è di per sé una dimostrazione del progresso in atto.

Le presentazioni e i workshop hanno messo in evidenza che senza la partecipazione delle donne ai negoziati non ci sarà pace né sicurezza. La Risoluzione ONU 1325 stabilisce la necessità di avere un equilibrio tra i sessi nei gruppi che partecipano ai negoziati. Tale equilibrio è un problema in Africa: una donna africana ha dichiarato che le donne in Africa hanno pochissima influenza a livello politico, ma una grande influenza a livello privato: educano i bambini. Il fatto che sia la donna a dare la vita la fa oggetto di grande stima. Il lavoro informale delle donne mantiene l’economia di sopravvivenza durante il crollo dell’economia formale. Le donne cercano di impegnarsi a livello più alto per portare la pace. La donna è l’agente principale di sviluppo.

Alcuni successi in Africa: facendo appello alla Risoluzione 1325, le donne africane di vari Paesi hanno collaborato ed ottenuto di essere presenti ad un incontro del Parlamento in Nigeria in cui sono stata autorizzate a parlare. Dopo il primo giorno, il presidente ha detto che d’ora in poi avrebbero dovuto solo ascoltare. Le donne gli hanno ricordato che all’ONU anche gli osservatori hanno il diritto di parlare e il presidente le ha lasciate parlare.

Il potere alle donne: l’UNIFEM sta formando donne nella risoluzione di conflitti. Donne che nei momenti di crisi hanno tenuto insieme la comunità sono diventate leader nel periodo successivo al conflitto, che a volte è il periodo più violento.

HIV ed AIDS: Francescani Internazionali ha animato un bellissimo workshop su HIV ed AIDS. Le donne vittime di questa malattia sono ora più numerose degli uomini. Due africane, una dottoressa musulmana e un’impiegata del programma ONU per le vittime dell’Aids hanno parlato ad una tavola rotonda sulle soluzioni più efficaci a questo problema.

Violenza sessuale: Medical Mondiale, un’organizzazione tedesca è stata fondata da una ginecologa creata durante la guerra nei Balcani per aiutare donne e ragazze vittime della violenza sessuale. Kosovo ha ora un’agenzia indipendente in varie zone. L’organizzazione si è diffusa in tanti altri Paesi in cui la violenza sessuale e il traffico di donne vengono usati come arma. A Kabul, nell’Afghanistan, l’agenzia aiuta donne che sono in carcere per “delitti morali”, ne promuove i diritti umani e assicura la correttezza delle procedure legali. Grazie a questo lavoro, ne sono state rilasciate tredici su cinquanta, ma c’è ancora tanto da fare. L’agenzia lavora anche con la famiglia di queste donne perché potrebbe rifiutare di accoglierle.

Nei vari workshop sono stati discussi: l’effetto della colonizzazione, i conflitti etnici passati e presenti, la schiavitù, la crisi dei profughi, la povertà e la dimensione patriarcale. Ci sono stati dei progressi ma c’è ancora tanto da fare per sanare le piaghe del passato e del presente.  

 

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