Primo piano . . .
Le francescane che si preparano ai voti perpetui
Suor Loredana Giugliano, sfp – 25 settembre 2010 in Italia
Suor Rose Ndong, sfp – 2 ottobre 2010 in Senegal
Suor Sylviane Boissy, sfp - 9 ottobre 2010 in Senegal
Suor Loredana Giugliano, sfp
“Per me, ora, non c’è gioia e pienezza più grande che portare, lì dove sono chiamata adesso e dove andrò in futuro, Madre Francesca e di incarnare il Carisma come Sua figlia.”
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| Momenti preziosi con i bambini |
Sr. Loredana incontra un ospite
a Porta San Giacomo |
Carnevale a Padova |
La mia storia
Ho 38 anni, sono nata a Napoli (Italia) e provengo da una famiglia che mi ha educato fin da piccola alla religione cattolica. Ho conosciuto le Suore Francescane dei Poveri nel 1995, attraverso i Missionari Oblati di Maria Immacolata. In quel periodo sentivo forte il desiderio di fare un’esperienza di vita comunitaria, di vivere il Vangelo, ma senza dovermi necessariamente fare suora. Ne ho parlato con il mio Padre Spirituale e lui mi ha messo in contatto con le SFP.
Sono arrivata al Centro Giovanile in quello stesso anno. Ho vissuto una forte esperienza di Dio che mi ha portato a sceglierlo come il tutto della mia vita. Sono entrata in prenoviziato, poi in noviziato e il 3 giugno 2001 ho fatto la Prima Professione. Ho ripreso gli studi universitari di Scienze dell’Educazione che avevo lasciato prima di arrivare tra le suore e li ho completati.
Trovare un senso nel ministero
Nel settembre 2007 sono stata trasferita nella Comunità di Porta San Giacomo. Insieme alle altre suore condividiamo la nostra vita con le ragazze vittime della tratta della Prostituzione. Sono donne che arrivano nella nostra comunità con un grosso bagaglio di dolore, sfruttamento e delusione. La prima cosa di cui hanno bisogno è sicuramente un ambiente familiare, un punto di riferimento significativo.
Insieme viviamo le gioie e i dolori
- la gioia per l’arrivo dei documenti per cui non sono più clandestine, non devono più nascondersi;
- la gioia di un lavoro onesto e pulito che viene loro offerto;
- il dolore di avere la famiglia lontana,
- di un lutto,
- della sospensione, della rabbia.
Sento che loro danno un forte senso alla mia vita quotidiana, e che porto a Dio con la mia preghiera perché sia Lui a lenire il dolore più profondo, perché sia Lui il Vero Consolatore.
Da settembre 2009 ho iniziato anche a lavorare presso l’Opera Pane dei Poveri alla Basilica di S. Antonio. Anche qui mi incontro con persone disperate che si rivolgono a noi per avere la possibilità di un pasto caldo: famiglie che hanno perso il lavoro, che non hanno nulla da mangiare e che tante volte, oltre un aiuto economico, cercano una parola di speranza e di conforto.
Il nostro carisma è un dono di guarigione
Ora che sono giunta ai voti perpetui rivedo la mia storia e posso dire con certezza che Dio ha intrecciato la mia vita con le Francescane dei Poveri. Da sempre il Carisma di Madre Francesca mi ha affascinata, innanzitutto perché l’ho sperimentato su me stessa. Mi sta guarendo dalle ferite provocate da me stessa, dai miei limiti dai miei peccati, ferite provocate da lutti, da suore che hanno lasciato la Congregazione, da disaccordi comunitari, dal dolore che vedo nel mondo.
Per me, ora, non c’è gioia e pienezza più grande che portare, lì dove sono chiamata adesso e dove andrò in futuro, Madre Francesca e di incarnare il Carisma come Sua figlia.
Ringrazio tutte voi, mie sorelle, e rimaniamo unite nella preghiera. |
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“Vivendo con le suore sono rimasta affascinata dal loro atteggiamento accogliente, dalla disponibilità, dalla gioia e dal loro modo particolare di trattare i poveri.”
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Aspettando settembre –
sr. Rose e sr. Sylviane |
Con un prezioso bambino in braccio |
Sr. Rose con i ragazzi del gruppo dei
Raggi di sole francescani |
Pace e gioia a tutti! Sono suor Rose Ndong del Senegal. Sono nata nel piccolo villaggio di Louanga, nella zona della missione cattolica di Koungheul. Ho conosciuto le Suore Francescane dei Poveri da piccola. Le suore accompagnavano gli Oblati di Maria Immacolata nei loro ministeri e al dispensario. Ogni volta mia mamma mi dava una scodella di latte e un po’ di couscous da dare alle suore.
Un incontro importante
Un giorno sono andata nei campi con il papà. Mentre stavamo uscendo dal villaggio abbiamo incontrato le suore che stavano arrivando per stare alcuni giorni con la gente di Louanga. Dopo averle salutate abbiamo continuato per la nostra strada. Camminando, papà mi ha spiegato la missione di queste “signore con la pelle bianca”. Erano donne coraggiose, mi ha detto, che lui ammirava molto perché affrontavano tante difficoltà, il clima, la lingua, le condizioni di vita, tutto e solo per servire Cristo nel mondo. Le parole del papà che mi hanno colpito profondamente.
Sono passati gli anni. Dopo le elementari ho cominciato a lavorare con le suore per la promozione della donna a Koungheul. È stato allora che ho scoperto che vivevano secondo un carisma proprio: “sanare le piaghe di Cristo nell’umanità povera e sofferente”. Vivendo con le suore sono rimasta affascinata dal loro atteggiamento accogliente, dalla disponibilità, dalla gioia e dal loro modo particolare di trattare i poveri.
Sono rimasta veramente attratta dalla loro semplicità e dal loro coraggio. Le parole di mio padre risuonavano ancora dentro di me e ho cominciato a confrontarle con la vita quotidiana. Le suore mi hanno conquistato con il loro modo di vivere e con la loro testimonianza. Dopo un periodo di discernimento ho chiesto di fare l’esperienza del Foyer per poterci conoscere meglio. In dicembre del 2003 ho fatto la mia prima professione.
Incarnare il vangelo
Per vivere il carisma di guarigione nel mio ambiente sono chiamata a rivivere in me le caratteristiche di Cristo obbediente, povero e casto dedicando tutta me stessa all’umanità per rispondere alla chiamata del mio Signore. Quello che è importante per me è la testimonianza, che nel mio ministero con i bambini all’ospedale e nella vita fraterna in comunità è fondamentale. Questa testimonianza silenziosa, che può essere una predica eloquente, capace di toccare anche chi non è cristiano, non è facile perché seguire Cristo vuol dire trovarsi di fronte alla croce! Ma io lascio che Cristo cammini con me e mi aiuti a portare la croce ogni giorno. I momenti di preghiera e di incontro personale con Cristo sono parte integrale del mio apostolato. Senza di essi la testimonianza potrebbe disperdersi in una vita disordinata.
Mi affido alle vostre preghiere e chiedo per voi la grazia del Signore, che mi ha reso parte della sua opera d’amore nel sanare le persone dai volti più diversi nel mondo, seguendo l’esempio della nostra madre, la Beata Francesca Schervier, del nostro padre San Francesco e di Santa Elisabetta d’Ungheria.
Grazie e a presto! |
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Suor Sylviane Boissy, SFP
“Dopo anni con le Suore Francescane dei Poveri una luce si è accesa nella mia vita.”
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Sr. Sylviane con una giovane
del gruppo vocazionale |
Sr. Rose e sr. Sylviane |
A dottrina : trasmettere la
fede ai bambini |
Sono nata in Senegal e ho avuto la fortuna di essere battezzata e di crescere in una famiglia cattolica praticante. Ho ricevuto una formazione cristiana in famiglia e in parrocchia, dove ho ricevuto i sacramenti della Prima Comunione e della Confermazione. La mia famiglia vive a Parcelles Assainies (Dakar).
Attratta dallo stile di vita SFP
Ho fatto parte dell’Azione Cattolica in parrocchia come animatrice e del coro. Nel frattempo ho avuto la grazia di incontrare delle suore che erano impegnate in parrocchia. Mi è venuto il desiderio di essere e di vivere come loro. Lo stile di vita delle suore mi ha veramente attratta perché avevano lasciato tutto per mettersi a servizio dei bisognosi e di chi ha bisogno di aiuto. Le suore poi non facevano nessuna distinzione di religione.
Il mio desiderio di avere qualcosa d’altro nella vita ha continuato a crescere col tempo. Avevo anche i tipici sogni di una giovane: avere successo e realizzarmi, vivere con la mia famiglia, rimanere insieme agli amici e ai parenti. Sentivo il desiderio di diventare suora ma allo stesso tempo avevo paura di lasciare tutto. La paura era più forte di me e in più avevo paura di parlarne. Un giorno, dopo aver sentito il brano del vangelo che parla del giovane ricco, ho capito che Cristo mi chiamava ad essere libera da questa paura e a condividere il desiderio di dedicargli la mia vita. Avevo l’impressione che Cristo mi chiedesse di dargli una risposta personale su cosa poteva effettivamente realizzare nella mia vita. Cosa devo fare per avere la vita eterna? Sì, mi sono detta, devo lasciare tutto per Gesù Cristo consacrandomi a lui con i voti.
Il coraggio di correre rischi
Più tardi mi sono sentita dilaniata tra la scelta di una vita da sposata o della vita consacrata. Il mio cammino vocazionale è stato segnato da queste due possibilità prima che potessi trovare una risposta all’invito di Gesù. Dopo anni con le Suore Francescane dei Poveri, una luce si è accesa nella mia vita. Ho sentito che per me era essenziale fare un salto verso l’ignoto rischiando la mia vita per LUI, anche se non capivo nulla, ma solo fidandomi che solo LUI è la vera via.
Ecco che allora ho trovato il coraggio di parlare con un’amica che conosceva le SFP del mio desiderio forte di dedicare la vita al Signore come suora. L’amica mi ha proposto di partecipare ad un ritiro vocazionale a Koungheul, e ci sono andata. L’esperienza mi ha lasciato un segno profondo: ho deciso di fare l’esperienza del Foyer per fare un discernimento più attento sull’autenticità della vocazione. Questo mi ha fatto sentire la spinta a dedicarmi al Signore incarnando il carisma della Beata Francesca Schervier.
Lo stile di vita evangelico
Questo carisma francescano è anche contrassegnato dalla vita comunitaria. Nella cultura senegalese, quando uno cresce riceve l’educazione necessaria per integrarsi in modo efficace nella famiglia e nella società. Il carisma della nostra famiglia religiosa integra questa dimensione comunitaria in cui la suora viene formata a vivere bene i valori che sono alla base della nostra identità di francescane. Sento il desiderio forte di appartenere alla mia famiglia francescana e di vivere il vangelo in un ambiente comunitario.
Nel Senegal c’è anche una forte presenza musulmana. Sono chiamata ad andare verso chi non condivide la mia fede e a dare testimonianza di un dialogo che dà vita. La povertà e la disparità sono presenti nella mia cultura. Per me è un’opportunità, come Francescana dei poveri, di vivere i valori della solidarietà e del servizio, ma soprattutto il valore dell’amore universale.
Questo è quello che avevo il desiderio di condividere con voi. |
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