1984 – 2010:
Il mio cammino con
Franciscans International

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Sr. Bernadette Sullivan all'Assemblea Generale dell'ONU con sr. Kathie Uhler (ds.) e sr. Denise Boyle (sin.)

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Il cammino è iniziato quando la Federazione Francescana ha chiesto informazioni su come acquisire lo stato di “organizzazione non governativa” (ONG) alle Nazioni Unite. Fra’ Thomas Grady, OSF, dei Fratelli Francescani di Brooklyn, ed io siamo stati mandati alle Nazioni Unite per chiedere informazioni. 

Con l’aiuto di altre ONG abbiamo raccolto le informazioni necessarie e poi le abbiamo comunicate anche alle altre branche della Famiglia Francescana. Così nel 1989 la Famiglia Francescana è stata riconosciuta come ONG. La missione su cui ci siamo accordati è stato l’interesse nei confronti dei poveri, dell’ambiente e della pace. Nel 1995, Franciscans International (F.I.) ha ricevuto uno Stato economico e sociale, di Prima categoria (cioé riguardante la maggior parte delle attività del Consiglio economico e sociale dell’ONU e dei suoi enti secondari), che ci ha consentito di avere un peso maggiore.

Chiara e Francesco promotori di maggiore parità tra i sessi
Il primo ostacolo è stato assicurarci che ci fosse una vera parità tra tutti i membri della Famiglia Francescana. Per alcuni membri maschili del Primo Ordine c’erano delle differenze storiche molto profonde che mettevano a repentagli l’idea di essere una “famiglia”.   D’altra parte i membri femminili non accettavano il fatto che le differenze potessero ostacolare la missione e il carisma.  Con il contributo particolare di fra’ Kevin Smith e della nostra suor Jeanne Glisky, tuttavia, abbiamo adottato il modello di Francesco e Chiara come nostro ideale. Lo abbiamo usato con successo per resistere ai modelli patriarcali e gerarchici che alcuni della parte maschile proponevano. 

Il Consiglio internazionale (Board of Directors), formato dai superiori di tutti gruppi francescani, non aveva un numero di membri bilanciato tra donne e uomini, il che ha causato dei problemi in passato. Tuttavia i co-direttori hanno mantenuto con grande fermezza l’equilibrio tra i sessi, nel rispetto reciproco e nella dedizione alla missione e alla competenza del servizio.  Franciscans International è ora conosciuto e rispettato alle Nazioni Unite. 

Sono molto contenta di averne fatto parte, anche se per lo più da dietro le quinte. Alcune suore, associati e amici hanno partecipato a varie iniziative all’ONU sotto il patrocinio di F.I. Suor Tiziana Longhitano, suor Francesca Atorino e suor Mariapia Iammarino (sotto la direzione di F.I.) hanno anche avuto l’opportunità di fare un’esperienza più prolungata all’ONU. 

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L’associata Suzanne M'Bengue, sr. Bernadette, l’ambasciatore Badji del Senegal e fra’ Elias D. Mallon di FI

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Sr. Karen Hartman e sr Bernadette Sullivan visitano l’ONU con l’associata Suzanne M'Bengue

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Cambiare il mondo insieme...

Conferenze per coscientizzare e promuovere il cambiamento
Nel 2001 i co-direttori di New York mi hanno incoraggiata a partecipare alla Conferenza mondiale contro il razzismo, la xenofobia, la discriminazione e tutti i tipi di intolleranza, tenuta a Durban, in Sudafrica. È stato bellissimo far parte di un gruppo di ONG impegnati, arrivati da tutti i continenti del mondo. Io ero alloggiata in un centro per ritiri gestito da laici sudafricani che mi hanno anche fatto conoscere altra gente del posto: tutti ci hanno fatto un’accoglienza calorosa.  

Sia prima che dopo la conferenza, ho rappresentato F.I. nel Comitato delle ONG per l’eliminazione del razzismo*.  Dopo la conferenza ci siamo concentrati soprattutto sull’eliminazione del razzismo e dei pregiudizi causati all’ignoranza. Mi ricordo di essere rimasta commossa dalla frase di S. Domenico: “Ogni peccato è frutto di ignoranza”. Sono convinta che il razzismo sia spesso dovuto all’ignoranza dell’”altro”.  Abbiamo studiato e fatto conoscere agli altri le varie tradizioni religiose e le varie culture. Abbiamo anche invitato relatori a tenere delle conferenze e incoraggiato i partecipanti ad interagire su argomenti che hanno diviso la gente, come l’antisemitismo, l’islamofobia, il razzismo, la xenofobia e i delitti scaturiti dall’odio per categorie specifiche di persone. 

Abbiamo adottato le “pratiche migliori” per imparare modi positivi di superamento dell’ignoranza che è la causa dei problemi. Durante i tempi sacri dell’autunno abbiamo invitato persone di varie tradizione religiose a riunirsi per dialogare e imparare a capirsi. Alle conferenze abbiamo  lavorato tanto e ci siamo edificati a vicenda, sostenendo anche chi ha partecipato alle nostre iniziative. Abbiamo imparato a conoscerci e ad ammirare la diversità dei doni condivisi e la capacità di lavorare insieme su degli obiettivi comuni. 

Mi è piaciuto molto conoscere francescani di tante parti del mondo che sono venuti a trovarci o che hanno lavorato insieme a noi nelle conferenze più importanti tenute al quartier generale dell’ONU a New York. Sono stata molto contenta di stare insieme a tanti laici di tutto il mondo, che mi hanno insegnato veramente tanto.   

Affrontare le sfide del mondo
I problemi del cambiamento del clima, della povertà, dello sviluppo sociale... le sfide della discriminazione delle donne e delle bambine, la fame nel mondo e la mancanza di acqua potabile, l’analfabetismo, i bambini soldato, la schiavitù moderna, la continua presenza di malattie devastanti nelle zone povere del mondo, i profughi, le persone costrette a lasciare la propria terra, i regimi oppressivi e le guerre senza fine mi hanno fatto essere felice di quello che ho, ma anche profondamente preoccupata delle sofferenze e delle privazioni subite da tanti fratelli e sorelle. A volte il comportamento del mio paese mi ha fatto vergognare mentre altre volte ne sono stata orgogliosa.  

Ho capito che non posso risolvere tutti i problemi del mondo. Non sono il Messia, e nemmeno il Messia si aspettava che gli altri risolvessero le cose! Ogni generazione viene sfidata a fare la propria parte per portare la Buona novella ai popoli. Per tanti le Nazioni Unite sono un’organizzazione debole ma è l’unico luogo in cui tutti i paesi del mondo si riuniscono e cercano di rendere il mondo più giusto e più in pace. Ci si accorge anche della debolezza nella Chiesa eppure è un luogo importante in cui ci uniamo per fare del bene cercando di seguire uno stile di vita evangelico.  

A parte questi difetti, ho imparato che l’ONU fa anche tante cose positive attraverso le varie agenzie, come l’UNICEF, l’UNESCO e tante altre. Ho imparato che il diritto di veto dei cinque paesi più forti al Consiglio di sicurezza può ostacolare la pace e la giustizia. Si sta tentando di fare una riforma del Consiglio e Elias Mallon rappresenta  F.I. nel Comitato per la riforma. 

Lo scorso dicembre ho dato le dimissione da F.I. e hanno fatto una festa in mio onore, facendomi dei regali e dandomi la possibilità di fare un discorso. Nell’intervento che ho fatto davanti ai membri del consiglio di amministrazione e agli altri ospiti ho invitato a ricordarsi sempre della visione ispiratrice caratteristica di F.I. , di mantenersi fedele al modello di Francesco e Chiara in modo tale da non diventare matriarcale o patriarcale o gerarchico e da non essere organizzato in modo diverso, che potrebbe ostacolare il modello della minorità insegnato e praticato da Francesco e da Chiara.  

Sono grata alla Congregazione che ha lasciato che servissi alle Nazioni Unite per così tanti anni. “C’è un tempo per ogni cosa” ed ora è giunto il momento per me di passare questo ministero ai francescani più giovani. Nel mio servizio, svolto con l’aiuto di colleghi impegnati e con la grazia di Dio, chiedo che anche loro possano servire usando i propri doni... e anche  Facebook, Twitter e tutte le risorse che hanno grazie alla loro esperienza e alla grazia di Dio ... per arrivare ad una rivoluzione pacifica nel Consiglio di sicurezza a favore della giustizia, della pace e dell’uguaglianza nel mondo. 

Pax et Bonum,

Suor Bernadette Sullivan, SFP


* Suor Grace Frances Strauber è stata uno dei membri del comitato e mi ha sostenuta nel ministero in esso.