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La comunità della vita e i giovani “Mi chiedo cosa possiamo imparare dai giovani della comunità della vita?”
Nel 1980 mons. Oscar Romero traduceva il pensiero di Ireneo da Lione dicendo: “La gloria di Dio è la vita e la liberazione degli impoveriti”. Senza dubbio, oggi egli direbbe che questa vita e questa liberazione dei poveri dipendono dalla vita e dalla liberazione della terra e dal rispetto del diritto di tutti gli esseri viventi. Se tutte le tradizioni spirituali ricordano all’umanità la presenza divina in tutti gli esseri e che l’incontro con la divinità si dà in questa comunione con la natura, resta la sfida di come e in che direzione sviluppare questa Eco-spiritualità. Potremmo intendere la spiritualità come “il senso che si può dare alla vita”. Ora, che senso avrebbe la vita se non fosse relazione con l’altro? Il primo luogo in cui Dio incontra l’essere umano è l’altro, questo altro che non è solo l’altro essere umano, ma ogni essere vivente e la creazione stessa.. La nostra è definita da Bauman, un noto sociologo europeo, l’epoca della società “liquida”: in un mondo in cui è possibile confrontarsi con culture diverse, non esiste più un modello universale di riferimento, né una meta precisa verso cui tendere, né una definizione di livello ultimo e irrevocabile. Questa diversità e pluralità caratterizza i giovani, che ne sono, forse, l’espressione più genuina.
Nella “postmodernità liquida”, dove tutto è in perpetuo movimento, i giovani costruiscono la loro identità attraverso spazi “aperti”: in dialogo, flessibili, cangianti. Stare con i giovani, o dalla loro parte, vuol dire accogliere la sfida di questo movimento perpetuo; ci chiede la costante capacità di metterci in discussione ed assumere un’attitudine di maggiore fluidità ed adattabilità. Le recenti scoperte scientifiche ci presentano l’intero universo come una serie di parti intimamente connesse e interdipendenti.
Da parte sua, “l’era del network” ci insegna quanto sia fondamentale, all’interno di un gruppo strutturato a rete, il senso di appartenenza. Le reti, infatti, si basano sulla fiducia, sulla condivisione di interessi comuni, su rapporti inclusivi. Mi ha colpito la storia di Andrea, un ragazzo di 21 anni morto lo scorso dopo una malattia che lo ha costretto a diversi mesi di ospedale. Dopo il funerale, celebrato alla presenza di centinaia di suoi amici e amiche, molti di loro sono andati a farsi tatuare sulla pelle una “A”, per dire che Andrea sarebbe rimasto nella loro vita per sempre, in modo indelebile. “Essere” comunità della vita con i giovani ci chiama, allora, ad offrire spazi di “connessione”, dove ogni persona è accolta, perché importante. Ci spinge a tessere reti in cui privilegiare la relazione, in cui le esperienze ed i doni di ciascun membro sono fili indispensabili, legati in una profonda comunione, gli uni con gli altri. “Essere” comunità della vita con i giovani è annunciare il sogno di una società diversa, più comunitaria e umanizzante, più giusta e fraterna. Questo sogno ci invita a restare disponibili al confronto e al dialogo, a proporre valori condivisibili, significativi non solo per la vita del singolo, ma anche e soprattutto, della comunità. Questo sogno ci sfida a porci gratuitamente ed incondizionatamente dalla parte dei giovani e da lì ripensare come annunciare la Buona Novella di un Dio che è comunità di Vita. Queste sono solo alcune provocazioni che i giovani ci lanciano, si intuisce che esserne aperti è spalancare le porte al presente e al futuro. Buon cammino!! Sr. Gianna Giovannangeli, sfp 1. Cf. Bauman, Voglia di comunità, 72.
Sr. Maria Klosterman, SFP
Do uno sguardo all’orologio sulla scrivania e mi accorgo che il tempo vola veramente e che molto presto sarò insieme ai volontari della Mensa dei poveri San Francesco nel paese di Over-the-Rhine. Ogni lunedì, mercoledì e venerdì ci troviamo per aiutare a servire la cena alle tante persone affamate. I volontari che arrivano sono molto diversi tra loro ma tutti generosi, sorridenti e pronti ad aiutare gli altri. Tra i volontari ci sono tanti adolescenti e giovani di varie scuole superiori e università e molti che continuano a venire anche molto al di là di quando lo richieda la scuola! Papa Benedetto XVI, nel messaggio ai giovani di New York, ha detto: “Voi siete i discepoli di Cristo oggi... fate vedere al mondo la ragione della speranza che risuona dentro di voi. Dite agli altri che la verità vi fa liberi”. Ed è proprio quello che fanno questi giovani volontari! Oltretutto, aiutando gli altri, si sentono contenti e realizzati, tutte cose di cui i giovani sono alla ricerca. SI`, troppi oggi mettono i giovani “in una gabbia” dicendo che:
Anche se queste affermazioni possono essere vere per qualcuno di certo non valgono per tutti. Robert McCarty, autore di La chiesa cattolica dei giovani: radici e ali identifica alcuni elementi che si trovano molto spesso tra i giovani. Una volta sembrava “normale” che i giovani abbandonassero la chiesa per un po’, per poi tornarvi dopo essersi sposati o dopo aver avuto figli. Questo presupposto non è più valido. Oggi i giovani “vanno alla ricerca” per trovare una comunità dove si sentono bene accolti. Cercano di fare un’esperienza autentica di Dio e una religione che li aiuti a capire la vita, con le sue gioie e i suoi dolori: una fede che abbia senso, che dia direzione e significato e che li sfidi. E vogliono essere legati ad altri, di qualsiasi età, che siano alla ricerca delle stesse cose.
McCarty afferma che, “Nella loro sete di santità, [i giovani] si dimostrano aperti alla trascendenza. Nella sete di giustizia sono aperti al servizio. Nella sete di rapporti sono alla ricerca di una casa spirituale. Per essere efficaci nel ‘trasmettere loro la fede... dobbiamo prima andare incontro a queste forme della sete che si portano dentro”. I giovani oggi sono combattuti tra il desiderio di credere e quello di appartenere. Molti sono profondamente spirituali, religiosi e legati a delle comunità di fede. La spiritualità viene intesa da loro come mistero, bellezza, compassione, accoglienza e giustizia. Tuttavia spesso hanno una percezione della ‘religione’ come un qualcosa di pronto a condannare e come una dottrina astratta, fatta di regole e di rituali noiosi e senza significato. Secondo McCarty “il cattolicesimo è più efficace quando offre un contesto e un linguaggio con cui i giovani possono dare un nome e celebrare l’esperienza che fanno di Dio, e quando fa loro fare esperienza di Gesù ed offre una comunità sacramentale, una casa spirituale”. Da qui emergono delle ‘strategie’ che potrebbero essere efficaci. Chiedete ai giovani (e ascoltate attentamente quando rispondono) dove fanno esperienza di Dio, dove pregano meglio, dove provano gioia e dolore perché sentono che Dio è presente! In Conversione, discernimento, missione: creare una cultura vocazionale nel Nord America, gli autori osservano che c’è sempre il pericolo di rinchiudere in una gabbia fatta di pregiudizi tutta una generazione. I giovani d’oggi, sia singolarmente che collettivamente, non meritano di essere né canonizzati né demonizzati ma rispettati e capiti. Occorre coinvolgere i giovani in un dialogo rispettoso in cui si permette che le loro idee, esperienze e spiritualità emergano e si confrontino con la tradizione cattolica. Il rispetto e la comprensione costruiscono un fondamento solido su cui, ad un certo punto, si può anche proporre l’invito a prendere in considerazione una chiamata alla sequela e alla missione e anche, più precisamente, al sacerdozio o alla vita consacrata.
Il gruppo giovanile Madre Francesca (MAFRA): un nuovo ministero a Goiania Suor Lecia José da Silva e Marli Moreira Barbosa, associata
Nel 2009, in base alle priorità delle necessità stabilite dalla nostra Leadership Congregazionale, abbiamo deciso di iniziare un nuovo ministero con gli adolescenti al nostro Centro di formazione Francesca Schervier. Insieme a loro abbiamo creato il nome, che è poi una sigla, MAFRA (Gruppo di adolescenti Madre Francesca). Lavorare con questi sedici pre-adolescenti e adolescenti (dai dieci ai quattordici anni) è entusiasmante. Sono pieni di vitalità, pronti all’amicizia e alla ricerca di un ideale. Cercano di verificare i loro valori personali, l’avventura e la libertà. Hanno un desiderio di tenerezza e di stabilità, di essere capiti e di essere indipendenti. Vogliono essere ascoltati e comunicare con gli altri. Vogliono essere notati da quelli che desiderano fare partecipi della propria vita. Hanno bisogno di essere apprezzati nelle piccole cose che fanno. Vogliono manifestare il proprio affetto e pregare insieme, ricevere una formazione spirituale ed emotiva e sentono il bisogno di essere amati.
Essere comunità della vita con i giovani . . . È bello uscire dalle proprie abitudini per andare incontro alle loro esigenze. Dal momento che è necessario avere tanta creatività per rispondere alle sfide che presentano, come persone che li seguono cerchiamo il tesoro delle nostre capacità nascoste. Il gruppo MAFRA ci aiuta a conoscerci meglio e a farci conoscere tra i giovani del quartiere. In questi ultimi dieci anni l’apostolato con i giovani è diventato uno dei punti su cui la Chiesa insiste di più. Poco tempo fa, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto ai giovani questo invito: “Vi incoraggio a scoprire nella croce la misura infinita dell’amore di Cristo” per ricordare che “in Cristo crocifisso si manifestano in noi la potenza e la sapienza di Dio”. (Discorso del papa il 6 aprile 2009 ai giovani della Spagna che hanno ricevuto la Croce per la Giornata Mondiale dei Giovani del 2011). Tante sfide I giovani oggi hanno tanto bisogno di tenerezza. Questa caratteristica è diventata tabù nella nostra società materialistica dal momento che i rapporti umani mancano di calore e di comprensione. Oltretutto, i mass media favoriscono modi di comunicare patologici. Più strumenti usiamo per collegarci tra noi più sembra che ci si allontani gli uni dagli altri. Più ci isoliamo nel nostro individualismo più diventiamo assetati di affetto e di solidarietà. Tanti giovani sentono anche il bisogno di usare droga o alcol per evitare la propria solitudine interiore. In questo mondo in rapido cambiamento sentono il bisogno di stabilità. Cercano un punto di riferimento e dei rapporti che riflettano un’immagine gratificante di se stessi. In passato queste dinamiche erano tipiche dell’adolescenza. Oggi, secondo gli esperti, tanti giovani non raggiungono un’identità stabile fino all’età di 35 anni. Mettere a disposizione i nostri doni in questo ministero
Dobbiamo acquisire delle capacità particolari per lavorare con i giovani. Il coinvolgimento relazionale necessario per le nostre interazioni con i giovani è molto profondo. Prima dobbiamo tenere il cuore aperto e disposto a lasciarsi raggiungere. Solo dopo possiamo offrire loro Gesù Cristo. Questo è il momento di generare speranza nella Comunità della vita. Creando insieme all’umanità povera e sofferente una nuova capacità di guardare al di là dei nostri limiti, il nostro scopo come gruppo MAFRA è aperto alla possibilità di trasformazione e di un cammino controcorrente. Questo ci renderà testimoni dell’amore di Dio senza penalizzare la nostra felicità e accogliendo il Signore perché prenda un posto centrale nella nostra vita. Giovani - Generare compassione e speranza in Senegal Jules Marie Diouf, operatore pastorale della Gioventù Francescana a Keur Mbaye Fall, Senegal
Riflettere sui giovani a partire dal tema proposto dalla direzione del Capitolo Generale non è facile. Occorre chiedersi: “Chi sono i giovani e cosa si può fare veramente con e per i giovani?” Secondo Ludivine Bantigny e Ivan Jablonka, “La giovinezza è insieme un’età della vita (e pertanto una fase biologica, un vettore di progresso o di contestazione, un gruppo di persone e un gruppo demografico), e una generazione. Rappresenta un momento decisivo dal punto di vista intellettuale e politico, il momento in cui interviene la consapevolezza della contemporaneità”. Ogni giovane passa attraverso questo momento del ciclo biologico, che di solito va dagli 18 ai 35 anni. Questa fase della vita è molto precaria ed è segnata dalla consapevolezza e dalla domanda naturale di senso e di direzione. È fondamentale per il futuro religioso, morale, psicologico, intellettuale e politico dei giovani e per la loro integrazione effettiva nella società. La giovinezza è un periodo in cui ci si pongono tante domande senza avere molte risposte, in cui i giovani affrontano da soli le ingiustizie e le differenze del quotidiano. I giovani sono fragili e a volte lasciano la porta aperta a malintenzionati che li corrompono e li distolgono dall’essenziale, spostandone l’interesse dalla fede ai soldi, al materialismo, alla droga e al sesso. I giovani attraversano una crisi di valori e una perdita dei punti di riferimento; sembra che facciano fatica a trovare orizzonti nuovi che diano senso alla loro esistenza. La direzione del Capitolo Generale ci invita ad essere simpatetici e a dare speranza ai giovani. Ma come fare?
In questo modo, da adesso al 2013, potremo arrivare a dei risultati positivi nel campo della pastorale giovanile.
Un cammino di formazione alla solidarietà:
Comunità di “Porta San Giacomo” e “Casa Nazareth” - Padova
Cosa succede quando tante menti si mettono insieme e prendono sul serio la sfida lanciata da un workshop internazionale sulla Pastorale Giovanile? Succede che il desiderio di raggiungere i giovani, con il carisma di M. Francesca, si fa impellente e genera un’idea ancora informe: dare vita ad un ‘pacchetto solidarietà’! Questo progetto nasce a Padova, dall’incontro delle suore di Casa Nazareth e di Porta S. Giacomo, che mettono in campo la loro esperienza di servizio ai poveri, ed in particolare alle persone straniere, per aprire un confronto positivo e creativo con i giovani. Il percorso si sviluppa in tre momenti formativi, dando ampio spazio alla discussione e all’espressione del vissuto dei ragazzi nei confronti degli immigrati. Costruiamo ogni singolo incontro, utilizzando vari metodi e strumenti e puntiamo a coinvolgere i giovani per renderli parte attiva del percorso. Con stupore e meraviglia vediamo emergere pregiudizi e stereotipi sugli immigrati, ma anche desideri di incontro con l’altro, capacità di esprimere la propria opinione e di mettersi in discussione, nell’atteggiamento di apertura e di riconoscimento dei diritti di ogni essere umano.
Per parlare dell’incontro con gli altri ci viene in aiuto Gesù, in cammino con i due discepoli verso Emmaus. Colui che si presenta come lo straniero, l’emarginato, l’etichettato ci svela come accostarci, camminare con, metterci in ascolto e condividere il dolore fino in fondo. Questo genera davvero una compassione e una speranza nuova, una rinascita della fede e della gioia, che non si può più contenere, ma solo annunciare! Completiamo il percorso con la proposta di alcuni momenti di condivisione e servizio all’interno dei nostri ministeri: al Pane dei Poveri, al Centro di aiuto alla vita e a Porta S. Giacomo. Sono occasioni semplici di incontro tra le persone che serviamo quotidianamente e alcuni di questi giovani conosciuti. E’ bello assaporare insieme il gusto della vicinanza, del sorriso e dei piccoli gesti, che raccontano la possibilità di un incontro, al di là delle differenze! Vale la pena continuare in quest’avventura!
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