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CHIARA: SORELLA E PROFETESSA
Chiara si nascondeva, ma la sua vita era nota a tutti.
Chiara taceva, ma la sua fama gridava.
Chiara si teneva nascosta nella sua cella: eppure nelle città si predicava di lei …
- dalla Bolla di canonizzazione di Chiara d’Assisi, di papa Alessandro IV
Questo numero estivo di Voci SFP ricorda Chiara d’Assisi come sorella e profetessa. Forse è più facile conoscere e sentirsi a proprio agio con l’esperienza di sorella Chiara come sorella nostra e del mondo. Ma che ruolo profetico ha avuto Chiara? Il ruolo di un profeta è di portare alla “luce” il futuro divino.

Clarisse della Florida, USA
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• la vita di Chiara, anche se nascosta al mondo, ha trasformato il mondo.
• Chiara era la luce viva di Dio, ed è stata la prima donna a scrivere una Regola.
• Chiara ha sfidato la Chiesa ad approvare una Regola che aspirava ad una forma radicale di povertà che faceva sì che le suore dipendessero completamente da Dio e dalla generosità della gente.
• Chiara ha scelto un approccio femminile esprimendo il desiderio che ogni suora dovesse vivere la fraternità con le altre. Tutti questi atteggiamenti ispirati, già nel XIII secolo, erano luce divina.
In questo numero si potrà leggere dell’effetto luminoso che Chiara ha avuto sulla vita delle nostre suore. Leggendo e meditando queste riflessioni si comincia a vedere che Chiara d’Assisi continua a brillare di splendore.
Vostra sorella,
Marilyn Trowbridge, sfp
Responsabile delle comunicazioni |
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CHIARA: LA LUCE PIU` CHIARA

“La forma di vita di Chiara continua ad illuminarci per aiutarci a vivere e a mettere in
pratica il carisma francescano della guarigione e della riconciliazione. ”
Suor Marta Gomes Pedrosa, SFP
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La storia di Chiara
Chiara è nata ad Assisi nel 1193. Era di famiglia nobile, in un’epoca in cui essere nobili significava avere potere. Avendo saputo della conversione di Francesco, desiderava vivere come lui ed è stata accettata nell’Ordine dei Penitenti dopo essere scappata di casa usando la porta meno utilizzata della casa. Francesco l’ha mandata nella Cappella di San Damiano, dove hanno fondato il Secondo Ordine Francescano. È morta l’11 agosto 1253, dopo una vita di povertà e preghiera. Il suo corpo è rimasto incorrotto ed è esposto in un’urna di vetro nella Basilica di San Francesco ad Assisi.
Chiara ha trascorso la giovinezza in un mondo violento. Dalle finestre alte del castello ha probabilmente assistito agli orrori delle guerre sanguinarie, sognando la pace. Il mondo e i suoi legami non sono riusciti a diminuire la luce più chiara e Chiara ha brillato nella fraternità di Francesco d’Assisi e da lì in tutto il mondo.
Essere sorella e fratello è il punto centrale dello stile di vita evangelico proposto da Francesco e Chiara. L’esperienza concreta della fraternità e della povertà radicale ha avuto una portata rivoluzionaria nella società feudale in cui vivevano, caratterizzata da una Chiesa fortemente gerarchica e coinvolta nei circoli di potere. A Chiara non era permesso andare in giro a predicare come Francesco ma il suo modo di vivere con le suore è andato oltre le mura del monastero e l’ha resa testimone della fede e una presenza profetica per la Chiesa e per il mondo.
Santa Povertà
La comunità delle Clarisse si basa sul principio del servizio e della partecipazione. L’abbadessa è “a servizio delle suore”. E lo stesso vale per ogni membro della comunità. Nello Stile di vita si trovano delle indicazioni su come attuare il servizio reciproco, sottolineando in modo particolare la cura degli ammalati. Sono previsti anche una struttura e dei canali per attuare la corresponsabilità e una condivisione uguale della vita nel monastero (Reg. IV).
La prima grossa difficoltà di Chiara era di mantenersi fedele alla povertà. Vivere nella povertà, tuttavia, faceva parte di un progetto molto più ampio. Con la stessa tenacia, Chiara ha insistito fino a quando non ha ottenuto l’approvazione papale della sua forma di vita. Nell’ultima lettera a sua sorella Agnese, che era entrata anche lei nelle Clarisse, in cui è evidente tutta la tenerezza che Chiara prova nei confronti delle suore. (4a Lettera, 34-38). Chiara scrive nella Forma di vita: “L’una manifesti all’altra con confidenza la sua necessità. E se una madre ama e nutre la sua figlia carnale, con quanta maggiore cura deve una sorella amare e nutrire la sua sorella spirituale!” (Reg. BI VIII, 15s)
Chiara illumina il nostro carisma
La Forma di vita di Chiara continua ad illuminarci per aiutarci a vivere e a mettere in pratica il carisma francescano della guarigione e della riconciliazione. A me piace in modo particolare questo brano del Testamento di Chiara: “Per mezzo di queste virtù, e non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia del Donatore, lo stesso Padre delle misericordie, effondano sempre il profumo della loro buona fama su quelle che sono lontane, come su quelle che sono vicine. E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere. . .” (Testamento di Santa Chiara, 58s)
Madre Francesca ha vissuto l’amore ereditato da Chiara e anche noi, Suore Francescane dei Poveri, non possiamo lasciare che la fiamma di questo amore si spenga. Continuando a portare la guarigione e la riconciliazione nelle nostre comunità acquisiremo certamente una maggiore forza e luce per aiutare i fratelli e le sorelle che soffrono.
Papa Alessandro IV, che ha canonizzato Chiara, ne ha sottolineato la partecipazione al corpo della Chiesa. L’ha paragonata alla nuova vita che scaturisce dalla fonte e si va diffondendo in rivoletti d’acqua, irrigando tutta la Chiesa. La paragona anche ad “un vaso con tanti aromi... che emana e cosparge di soave profumo la casa del Signore...” (proc.CI. 4.9)
L’aspetto della sua vita che più apprezzo è la fiducia nel Signore, illustrata nel Sacrarium e nell’ostensorio con cui Chiara ha fermato gli invasori saraceni e li ha allontanati dal convento. Passava ore ed ore davanti al Santissimo Sacramento. Il che ci insegna che quando cerchiamo Dio Lui ci protegge e ci dona il coraggio di continuare la missione. |
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SANTA CHIARA, SORELLA E PROFETESSA DEL MONDO
“. . . riflette perfettamente il nostro carisma di guarigione . . . ”
sr. Anne Claire Kabore, sfp

Chiesa di san Rufino, Assisi: fonte alla quale furono battezzati S. Francesco e S. Chiara |

Coro delle Clarisse a San Damiano. Il coro ligneo risale ai tempi di S. Chiara |

Stanza semplice che dà sul chiostro, dove l’11 agosto 1253 è morta S. Chiara |
Nella luce e nella verità, il cammino di Chiara d’Assisi è stato tale che fin da quando era piccola e poi adolescente, ha cercato di mettersi in un rapporto vero con il mondo. Il suo cuore si è sentito sempre più attirato da Dio e sempre più abitato dai misteri di Dio. Chiara era anche profondamente attenta ad avere l’atteggiamento di compassione, come quella che Dio ha avuto per il mondo. Era pronta ad ascoltare le grida d’aiuto del mondo che cerca ciecamente il proprio Creatore.
È con gratitudine che vi racconto la mia esperienza con S. Chiara in questo numero di Voci SFP. Avendo vissuto per molti anni più vicina a S. Chiara (come Clarissa) posso dire che la sua vita è stata una chiamata per me, una vera scuola. Grazie a lei ho imparato a crescere ogni giorno e a confermare la mia vocazione. Non è stata Chiara a dire che la grazia più grande che Dio dà e continua a darci ogni giorno è la nostra vocazione?
In Chiara trovo due caratteristiche principali: quella di sorella e quella di profetessa. Era una donna di grande vita interiore, di rapporti e di compassione. In tutti questi aspetti riflette la perfezione del carisma di guarigione. Cerchiamo di parlarne un po’, in quello che chiamo “un modello di vita che fiorisce in tre rami”. In Chiara questi tre aspetti sono intrecciati tra loro e reciprocamente arricchenti:
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| Stephen Whatley, 2008 |
Chiara, donna di interiorità
L’ultimo grido d’amore e di lode della santa madre Chiara d’Assisi ci svela la bellezza pura della sua vita umana e di donna: “E tu, Signore, sii benedetto che mi hai creata” (PC-III, 20). Sì, perché è colei che è stata modellata senza posa nella contemplazione dello “Specchio senza macchia”, il Cristo povero e umile (4a Lettera ad Agnese, 14). Sì, perché ha riconosciuto in se stessa, nelle sorelle ed in ogni creatura umana capace di amare la vita interiore di Dio, la sede del Creatore, condividendo la nostra umanità (3a L Ag, 21-23).
Come lei stessa afferma, il punto di appoggio interiore di Chiara era Dio, l’Amore divino, che mette in lei la sua umanità realistica e presente tra la cura e la sollecitudine di un amore ardente per il prossimo (4aL Ag, 5) e la fiducia completa nell’Onnipotente che viveva in lei: «Quello che te creò innanzi te santificò e poi che te creò mise in te lo Spirito Santo e sempre ti ha guardata come la madre il suo figlio che ama” (Processo di canonizzazione III, 20).
Chiara è pienamente umana, una vera donna che, grazie alla presenza pedagogica del “Dio materno” in lei, sa come comunicare la propria umanità e femminilità alle suore nella vita quotidiana. Capolavoro di grazia a cui ogni donna è segretamente e profondamente chiamata, Chiara lascia che scaturiscano nel corpo, nel cuore e nello spirito, una maternità spirituale e una grande missione femminile d’amore interiore. Questo amore risveglia e incoraggia in tutti coloro che le sono attorno la “vocazione divina”: “E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità” (Testamento di S. Chiara, 59-60).
Chiara, donna di rapporti
Sappiamo che la capacità di creare rapporti con gli altri definisce la persona umana e dà una spinta allo sviluppo verso la maturità. La comunione intra-trinitaria in se stessa è un eterno rapporto reciproco, un luogo perfetto in cui la nostra ‘vocazione divina’ verrà portata a compimento. Questo ‘rapporto’ cresce fino a diventare maturo nella vita cristiana grazie al sostegno particolare dell’amore e del perdono reciproco. Chiara è rappresentata da questa dinamica nelle lettere e nella vita. Chiara si manifesta come un essere profondamente relazionale e ci porta continuamente verso il compimento di questa vocazione relazionale che il Dio povero le ha insegnato.
Le sue lettere descrivono ed esprimono lo stato di una povera suora in Cristo ontologicamente chiamata nella sua dimensione femminile a promuovere la vita come vita per Dio dall’attimo presente in avanti. Riconosce che la sua amica (Agnese di Praga) è “venerabilissima” (1LAg, 1): “poiché siete sposa, madre e sorella del Signor mio Gesù Cristo” (1LAg 12); e più avanti: “O madre e figlia, sposa del Re di tutti i secoli!” (4LAg, 4).
Come abbiamo già indicato, nel primo aspetto gli scritti di Chiara sottolineano delicatamente dove avviene questo intreccio: nel suo cuore. È lì che la “nuova donna” nasce come figlia, madre, sposa, donna e amica di Dio stesso; amica, serva nella missione e regina insieme al Re. Tutti i suoi scritti illustrano i tanti aspetti di un rapporto molto ricco ma quello che più mi ha colpito viene dalla sua Quarta lettera e dalla Benedizione.
– Nella 4a Lettera risuona il canto purissimo dell’amicizia spirituale, che Chiara manda all’amica e sorella lontana {Agnese di Praga), così vicina al suo cuore e con cui ama condividere tutto. Come mi piace dire, Chiara ci svela la sorgente del suo cuore, trasformato dall’ineffabile amore di Cristo e da cui scaturiscono tutti i rapporti veri.
– La Benedizione di Chiara rivela tutta una rete di legami che si sentono in ogni parola del mistero di comunione nella vita consacrata: la trasparenza, il dono, l’amore, la condivisione nella povertà e nell’umiltà benedetta con tutti i santi; la nuova umanità!
Chiara, donna di compassione
La compassione è un mistero fatto di delicatezza e, come Cristo stesso ci dice: “Nessuno è buono se non Dio solo” (Mc 10,18). “Con-passione” è una parola che ci conduce verso l’esperienza di una “passione vissuta con l’altro”. Dio è il primo a condividere la nostra miseria umana mandandoci il suo unico Figlio, che è venuto a vivere questa passione davanti ai nostri occhi umani. Gesù, con il dono della sua vita umana, ci dona la compassione di Dio.
E anche Maria è uno specchio perfetto di compassione, un dono di Dio a suo Figlio e, attraverso di Lui, all’umanità. Negli scritti di Chiara, ciò che viene messo in rilievo è questa la realtà mariana, intensamente presente nella sua vita interiore, con tanti effetti anche esteriori. Chiara ci invita a camminare costantemente nel mistero delle “fatiche e pene senza numero” in cui il Figlio di Dio rivive in noi e intorno a noi, e vive la sua passione. (4a L Ag, 15-23). Meditando su “i dolori della Madre ritta ai piedi della croce” (Lettera a Ermentrude di Bruges, 12), Chiara ci esorta a cercare di avere la stessa santa compassione della Madre di Dio, qui ed ora. Come ha detto molto bene fra’ Brian Purfield, ofm, nel libro Rifletti sullo specchio: “L’attenzione profonda che Chiara porta alla Passione di Cristo ha delle caratteristiche tipicamente femminili”.
Da tutte queste ricchezze che anche oggi continuo a ricevere dalla S. Chiara, il suo invito a me, come Francescana dei Poveri, rimane lo stesso.
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Chiara profetessa e testimone della speranza attraverso gesti di cura
"Chiara è una donna ricca in umanità, e poiché tale, può stabilire relazioni forti, intense, raggiungendo una comunione piena con la comunità della vita."
Sr. Vincenzina Raimondo, sfp
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Sr. Vincenzina Raimondo con alcuni componenti del gruppo dei fidanzati della zona di Pistoia

Sr. Vincenzina Raimondo con Sr. Paola Zaccaria

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La figura di Santa Chiara è da sempre, per me Francescana dei Poveri, un punto di riferimento importante. Riflettendo sulla sua vita ciò che mi colpisce è il suo essere sorella tra le sorelle. Convinta di non potere andare a Dio da sola, si prodiga instancabilmente perché le giornate siano intessute del primato dell’amore, un amore concreto, gratuito, libero da compromessi, che si snoda nella vita fraterna raggiungendo l’unione con lo Sposo in unità con le sorelle che le sono state affidate. Generosa nel perdonare, nell’accogliere con benevolenza quelle più fragili, porta in sé con delicatezza materna le loro debolezze, le forma all’amore con mille gesti di cura, si fa spazio accogliente per tutte. Senza nulla pretendere per se stessa, è pronta ad alleviarne ora il pianto ora la stanchezza. Quando lava e bacia i piedi impolverati di quelle che tornano esauste dalla questua, annuncia il vangelo dell’amore che si fa servizio in un dono senza misura.
Il linguaggio dell’amore
Le sorelle poi, testimoniano di un amore visto e ricevuto; anche le loro malattie vengono portate da sorella Chiara e, spesso, risanate con il tipico gesto della croce sulla fronte. Soprattutto è il linguaggio dell’amore nella sua concretezza che le coinvolge; l’affetto profondo che nutre per ciascuna di loro diventa la forza travolgente e catalizzante all’interno ma anche all’esterno del monastero.
Come non pensare al nostro Carisma SFP di guarigione che si prende cura di tanti cuori feriti dalla vita!
Chiara è in armonia con tutto ciò che la circonda: una donna riconciliata con se stessa che fa dono gratuito della sua femminilità fino a poter dire, prima di morire, “Benedetto sii tu, Signore, che mi hai creata”… Loda, ringrazia, prega per la pace e ottiene la liberazione di Assisi dalla morsa dei saraceni. Intercede e guarisce, non solo le sorelle, ma anche la gente che con fiducia si rivolge alle sue cure. Restituisce la serenità interiore a quei frati affetti da tentazione, mandati a lei da Francesco perché li liberasse dal “nemico”. A contatto con la tenerezza, le cure materne e l’umiltà di sorella Chiara, tutte le realtà di male si sottomettono e si trasformano docilmente da tenebra in luce.
Chiara è una donna ricca in umanità, e poiché tale, può stabilire relazioni forti, intense, raggiungendo una comunione piena con la comunità della vita. Lo testimonia la 4a lettera ad Agnese di Praga, dove si colgono gli accenti della tenerezza, della sensibilità umana e spirituale insieme, del profondo rapporto con lo Sposo povero e crocifisso. Da questa sorgente sgorga forza, tenerezza, tenacia, docilità, abbandono, fiducia, amore capace di guarire e restituire la persona a se stessa.
La profezia della speranza
È questa la profezia della speranza che si sprigiona dal cuore di Chiara fin dal suo sorgere, che continua a svilupparsi ancora nell’umanità povera e sofferente di oggi attraverso i tantissimi gesti di cura di chi si lascia affascinare dal suo messaggio. Una profezia che parla della costruzione di una nuova umanità.
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Chiara di Favarone
Suora, francescana, fondatrice, profetessa e contemplativa
“I risultati raggiungi, conservali; ciò che fai, fallo bene; non arrestarti; ma anzi, con corso veloce e passo leggero, con piede sicuro che neppure alla polvere permetta di ritardarne l’andare, cautamente avanza confidente, lieta e sollecita nella via della beatitudine.” (Chiara, Seconda Lettera ad Agnese di Praga, 11-13)

Immagini dall’altare di S. Chiara, di autore ignoto degli anni 1280
Sr. Mary Maloney, SFP
All’età di 18 anni, la domenica delle Palme del 1212, Chiara si consacra a Dio di fronte a Francesco. È stata “formata” dalla madre in una casa in cui le donne pregano insieme e fanno la carità ai poveri di Assisi. Fin da piccola, il sogno ardente del cuore di Chiara è di essere povera come Gesù. Con il crescere di questo desiderio, sente di doversi confrontare con Francesco su questa chiamata. Chiara ne parla anche con le donne di casa sua, comunicando loro la sua visione, la sua verità, la sua vocazione!
Chiara e Francesco
I frutti della preghiera di Chiara raggiungono Francesco d’Assisi. Prima del giorno fatale del 1212, Francesco ha cercato Chiara perché ha sentito parlare della sua reputazione di santità. Va a casa sua, dove incontra lei e le donne della sua casa, tanto dedite alla preghiera: Pacifica, Cristina e Filippa. Chiara è andata tante volte a sentire le prediche di Francesco. Si rifiuta di accettare la vita tipica delle donne del suo ceto sociale, rifiutando il matrimonio che le è stato preparato e la terra che pure ha il diritto di ereditare. Invece dà tutto ciò che ha ricevuto dalla famiglia ai poveri di Assisi.
 Sant'Angelo in Panza |
I genitori di Chiara sono decisi a farle sposare il giovane a cui l’hanno promessa così, disperata, Chiara fugge dalla casa paterna (rompendo addirittura la serratura della porta di servizio) ed esce a piedi per le porte della città, giù per la strada e per i campi fino alla chiesetta di Santa Maria della Porziuncola. Si presenta a Francesco e ai suoi seguaci che ne accolgono l’impegno a seguire la vita basata sul vangelo. Francesco le taglia i bellissimi capelli e Chiara mette da parte i vestiti sontuosi per indossarne uno semplicissimo. Tuttavia, neanche una donna intrepida come Chiara può diventare una mendicante itinerante nell’Italia medievale! Francesco e gli altri frati la scortano al monastero benedettino di San Paolo, dove chiede e riceve rifugio e protezione.
Come si può immaginare, c’è stato un po’ di trambusto! I genitori di Chiara cercano di convincerla a tornare a casa, invano. Chiara vive nel monastero benedettino per un breve periodo ma quando gli uomini della sua famiglia decidono di usare la violenza si rifugia per un po’ in una casa di donne penitenti a Sant'Angelo in Panza sul Monte Subasio.
L’atteggiamento profetico di Chiara attira gli altri
Chiara presto si trasferisce nella chiesa di San Damiano, che Francesco stesso ha riparato. Altre donne la raggiungono, persino sua madre Ortolana, e San Damiano diventa famoso per lo stile di vita radicalmente austero di chi ci vive. Le donne sono note con il nome di “Poverelle” e come seguaci di San Francesco.
Quello che mi ha attirato in Chiara è stato il coraggio, la decisione e l’atteggiamento profetico che aveva come donna del suo tempo. È stata capace di andare contro le convenzioni sociali imposte alle donne dalla società medievale per seguire la sua vocazione. Qualche esempio:
• abbandona la casa, la sicurezza, la ricchezza e l’eredità per seguire Gesù ed essere povera come Lui.
• è la prima donna a scrivere una Regola per la vita religiosa: La Regola delle sorelle povere, e ha lottato con la Chiesa e il papa perché venisse approvata... cosa che è avvenuta con l’approvazione, in punto di morte, di papa Innocenzo IV, nel 1253.
• due volte, con la forza della preghiera, Chiara libera Assisi e San Damiano dai nemici in armi. Quando truppe di mercenari saraceni attaccano Assisi, Chiara li affronta tenendo alzato il Santissimo Sacramento.
Chiara e la Beata Francesca
Chiara era sorella dei poveri e desiderava dare tutto ciò che aveva a loro e vivere in solidarietà con loro. Non c’è da meravigliarsi che Francesca Schervier avesse una profonda devozione per Chiara e l’interpellasse con la preghiera. Al di sopra di tutte le altre virtù, il tempo che Chiara ha passato in contemplazione è stata la cosa che mi ha attirata di più perché è il desiderio che sento anche nel mio cuore. Chiara si è innamorata appassionatamente di Gesù Cristo ed è rimasta fedele a Dio fino alla morte. Se ti interessa approfondire la vita di Chiara dedicata alla preghiera, alla contemplazione e alla direzione spirituale, leggi le quattro Lettere ad Agnese di Praga. In esse Chiara:
• ci invita a volgere lo sguardo, a riflettere e a contemplare Gesù Cristo.
• ci offre un modo per arrivare a Gesù usando l’immagine dello specchio.
• offre una via di direzione spirituale a noi e agli altri.
Ci dona anche molto di più! Come Francesca Schervier, Chiara ha sanato le piaghe di Cristo nell’umanità povera e sofferente, con la preghiera, la povertà, l’amore e la contemplazione.
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