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Scintille di grazia nella comunità
Ti capita mai di avere una scintilla di grazia che continua a brillare nella tua vita? Un momento in cui senti delle parole o vedi qualcosa di importante che ti piace molto ricordare? Riesci a ricordare un momento in cui hai capito che mascherato in un incontro c’era un messaggio di Dio?
Quella che ho sperimentato è stata proprio una grazia così. Qualche anno fa ho avuto l’occasione di sentir parlare Michael Hryniuk, una persona molto conosciuta negli Stati Uniti, che ha lavorato molto nello studio del cammino di fede dei giovani. Anzi, proprio prima del workshop, Michael aveva concluso un’inchiesta ecumenica molto grossa in tutto il Paese, coinvolgendo i giovani, sul ruolo della fede nella loro vita. Quel giorno, mentre mi guardavo intorno, non ho potuto fare a meno di pensare che eravamo arrivati tutti sperando di ricevere delle “perle di saggezza” da un esperto. Alla fine del workshop non sono rimasta delusa dalla perla che stavo per scoprire. La perla, la scintilla di grazia, il tesoro che ho ricevuto da Michael quel giorno è stata una frase: Il messaggio più importante che si può dare ad un giovane è di aiutarlo a scoprire che è AMATO IN MODO SPECIALE DA DIO!
Siamo tutti invitati da Dio a fare questa scoperta. Ognuno di noi e ogni aspetto della creazione, quello che vediamo con i nostri occhi e quello che va al di là della vista umana fa parte della realtà AMATA in modo speciale da Dio. Noi tutti siamo stati creati con un atto d’amore. È l’amore che ci sostiene in ogni momento. Sarà l’amore che un giorno ci chiamerà per tornare a casa. Nella scoperta del nostro “essere amati in modo speciale” da Dio, cominciamo a capire che non possiamo vivere isolati, non possiamo vivere da soli. Abbiamo bisogno degli altri, e delle cose, come l’acqua, la luce del sole, l’oscurità della notte per sostenere il nostro essere. Siamo stati creati per esistere nella comunità della terra. Siamo stati creati per sperimentare la vita piena. E come parte della vita piena, siamo stati creati per glorificare Dio da cui siamo e quello che portiamo nel mondo. Tuttavia, forse troppo spesso facciamo fatica a credere che siamo veramente AMATI DA DIO in modo speciale. Ci può venire da chiederci cosa significa per noi “essere amati in modo speciale”? Forse nel nostro “essere amati in modo speciale” potremmo essere in grado di accorgerci più chiaramente dei fili intrecciati del nostro rapporto con Dio, con ogni persona, con ogni cosa, fatto o situazione che si presenta nella nostra vita. Forse accettando di “essere amati in modo speciale” potremmo creare fiumi di perdono nella nostra anima, e le valli profonde del dolore e della sofferenza potrebbero essere colmate. Forse riconoscendo di “essere amati in modo speciale” potremmo diventare più attenti e interessarci di più degli altri come già facciamo per noi stessi. E forse potremmo scoprire e affermare che siamo creati dall’Amore per essere Amore. WOW! Che COMPITO! Allora come possiamo vivere il messaggio e prenderci a cuore il compito di “essere amati in modo speciale”? La Beata Francesca Schervier, fondatrice della nostra Congregazione delle Suore Francescane dei Poveri, ha carpito la scintilla dell’ “essere amati in modo speciale” quando ha scritto .... “ci sono tre punti essenziali per una vita di amore reciproco: dobbiamo dare, perdonare e lasciarci andare...”
Il secondo aspetto dell’amore, il perdono, ha a che fare con ognuno di noi, esseri umani e fragili che sbagliano, fanno errori e spesso non sono all’altezza della situazione. Tutti noi abbiamo degli ambiti nella nostra vita in cui abbiamo bisogno del balsamo risanante delle parole, dette o sentite: “Ti chiedo perdono” e “ti perdono”. Queste parole sono pure e semplici eppure così difficili da incontrare. Spesso sembra che queste parole le conosciamo molto bene nel cuore, ma è difficile farle arrivare alle labbra. Così, nel dare o nel ricevere il perdono abbiamo bisogno del coraggio di farci avanti, di fare il primo passo. Il terzo aspetto dell’amore, quello del lasciarsi andare, ci chiede di consegnare la nostra libertà personale per il bene più grande di tutto. Come esseri umani abbiamo la tendenza naturale a pensare di possedere tutta la verità. Eppure Dio e la vita ci dicono qualcosa di diverso. Abbiamo un pezzetto di verità, e anche gli altri lo hanno e solo in uno scambio aperto possiamo arrivare a conoscere la Verità. Non lasciatevi ingannare da queste semplici parole: dare, perdonare e lasciarsi andare: viverle non è poi così semplice. Occorre la grazia divina per riuscire a metterle concretamente in pratica nella vita. Mettiamoci allora d’impegno, tra noi, per cercare di vivere queste parole, per inserirle nelle nostre conversazioni quotidiane, per poter essere un balsamo di guarigione della presenza di Dio per la comunità della vita.... Marilyn Trowbridge, sfp
L’arteterapia, ovvero, il curare con l’arte Suor Jenny Favarin, sfp
La finalità principale dell’Arteterapia è quella di far riscoprire alla persona l’arte che ha dentro di sé, le sue risorse e capacità, nuove vie di speranza. Può riemergere così, nella persona in difficoltà, il senso del bello: la bellezza interiore, l’impronta divina, sacra, vitale e misteriosa. Nel disegnare, lasciare un segno, dipingere un quadro, realizzare qualcosa con la creta, si abbattono quei muri di chiusura e di diffidenza nati a causa della sofferenza, traumi o diversità fisica. La pittura, la scultura, diventano rappresentazioni del profondo bisogno di comunicare dell’essere umano. Il bambino ha il bisogno primario di comunicare la fame, il dolore, la paura, il bisogno di essere curato, ed ecco il pianto, forse la sua prima forma espressiva o “artistica”, volontà di comunicare per crescere e vivere. L’arteterapia assume un significato ampio di partecipazione alla bellezza, alla creazione, all’essere creatura, di sollievo, cura. Nelle sue dimensioni di spazio, tempo, materia, immaginazione, l’arteterapia diventa zona franca dove ci si può dare il permesso di entrare in contatto con le proprie emozioni, i propri vissuti, più o meno difficili, rievocarli, per poi accettarli e accoglierli. In fondo l’arte, anche in quest’accezione plastico-visiva, (che dunque si serve di colori, carta, argilla, legno, pietra, materiali di recupero)…ha sempre avuto come complici le emozioni e i sentimenti, ricordi, desideri, sogni. Concretamente l’esperienza che sto vivendo a scuola con i miei compagni, con i quali ho iniziato questo percorso, mi sta offrendo l’occasione di stare faccia a faccia con un mondo nuovo, in cui è possibile vivere la cura, la compassione e la speranza, in maniera creativa. Uno degli aspetti terapeutici dell’arteterapia che più mi piace, è che si lavora in gruppo, e di conseguenza, il clima di comunicazione e custodia che si crea, diventa luogo di guarigione, solidarietà, compassione, in cui si impara, giorno dopo giorno, a cogliere il mistero dell’animo umano. …e dove si realizza l’essenza dell’arte là vi è il segreto dell’animo.
Poco tempo fa qui a Cincinnati abbiamo avuto delle opportunità fantastiche di sperimentare delle forme di cura alternativa. Anche se tutti sappiamo quanto sia importante per noi mantenere l’equilibrio tra il ministero e il riposo nella vita, metterlo in pratica non è poi così facile. È stato però provato scientificamente che il riso ha degli effetti positivi sulla salute! Per questo motivo vorremmo raccontarvi come abbiamo recuperato le energie grazie ad alcuni momenti particolari di gioia pasquale e di come abbiamo sperimentato la resurrezione con il riso, il divertimento e la preghiera. Ogni anno, nel primo sabato del mese di maggio, qui negli Stati Uniti abbiamo una corsa di cavalli che si chiama “Kentucky Derby”. Anche se la gara di per sé non dura che qualche minuto, c’è tutta una serie di tradizioni che la circondano. Qui nella comunità St. Clare, abbiamo creato un nostro modo di festeggiare il “Derby Day”. Di solito le signore che assistono al Kentucky Derby portano dei cappelli eleganti e costosi, così anche noi abbiamo cominciato a metterci un cappello che fosse vistoso ed elegante e a premiare il più bello. Naturalmente, essendo francescane, abbiamo eliminato l’aspetto “costoso” ma riusciamo comunque sempre a recuperare dei cappelli eleganti! Di solito ci troviamo prima della gara, verso le 4,30 del pomeriggio, indossando il cappello.
Ci siamo preparate alla gara tirando a sorte su un cavallo di cui avevamo pescato il nome da un cappello. Ha vinto il cavallo di sr. Yvonne Fackler. Anche se la possibilità che vincesse era 1 su 50 (cioé uno che aveva scommesso su quel cavallo avrebbe vinto 50$ per ogni dollaro scommesso, se quel cavallo avesse vinto), sr. Yvonne ha vinto solo 5 dollari perché il nostro montepremi era tutto lì! Non solo ci siamo divertite a vedere una gara vinta da uno dei non favoriti ma i dolcetti alla menta fatti da sr. Miriam l’hanno resa ancora più divertente. Certo, tutta la festa è stata divertente, ha contribuito a fare comunità ed è stata veramente un’esperienza di “cura” alternativa!
Poi il giorno dopo (3 maggio) molte di noi si sono ritrovate alla Pinecroft House of Peace a festeggiare l’84mo compleanno di sr. Marie Clement. Dal momento che era la Giornata mondiale della preghiera per le vocazioni abbiamo cominciato con il servizio di preghiera ricevuto dalla Congregazione. Il canto d’inizio era una bellissima preghiera al Buon Pastore nella “Valle di prati verdi” e il canto finale una magnifica “litania della pace”. Nella parte dedicata alla domanda: “In che modo la tua vocazione cristiana è una grazia per te?” tante di noi hanno elencato le “grazie” che sono i ricordi particolari della vita di sr. Marie Clement. Da lì siamo passate ad un magnifico pranzo preparato da sr. June, in cui ci abbiamo riso proprio tanto, e ci siamo raccontate fatti divertenti che ci hanno fatto sentire tanta gratitudine.
E i festeggiamenti non sono finiti lì! La sera dopo, circa 20 di noi si sono trovate al ristorante Tumbleweed per fare una sorpresa a sr. Bonnie con una festa di benvenuta nella fase della vita in cui l’assicurazione sulla salute è pagata dal governo (Medicare)*. Visto che sr. Bonnie ama molto le fattorie e gli animali (soprattutto le pecore), sr. June ha proposto di fare una colletta e di comprarle delle pecore (che però vengono donate ai poveri nei paesi in via di sviluppo attraverso l’organizzazione Heifer International). Bonnie è stata felicissima di “ricevere” le quattro pecore, e ha dato il nome ad ognuna. Anche questa serata è stata piena di risate, a conferma, ancora una volta, che persino (o soprattutto) quelle di noi che usano l’assicurazione del governo vengono curate in modo “alternativo” con feste e divertimento. Che dono vivere in comunità da francescane! Una prospettiva di guarigione: gratitudine a Dio, fonte di ogni guarigione
Madeleine Thiaw Ho lavorato nel settore sanitario per trent’anni? Che bello . . . ci sono sempre nuove scoperte! Cerco sempre di essere pronta a fare meglio, a servire, ad accogliere e a confortare. Mio Signore e Dio, Creatore del mondo, Padre celeste, tu che ci tieni nelle tue mani, grazie di tutte le creature che hai creato e con cui vieni incontro alle nostre necessità. Sii glorificato dal tuo figlio Gesù Cristo. Grazie al tuo perdono siamo figli e figlie in Cristo. Grazie dei trent’anni di lavoro in questo campo e di tutto ciò che continui a donarci. Delle vite che ci hai affidato noi, operatori sanitari, siamo grati. Per i corpi e le anime malate che vengono da noi con speranza e con perseveranza per riguadagnare la vita, ti diamo gloria. Te li affidiamo, certi che il tuo Spirito Santo fortifica e soddisfa ogni essere umano e che li guarirà. Senza di te, nessuno può vivere o aiutare altri a guarire e a vivere. Che si usi la medicina classica o quella tradizionale, l’omeopatia, le cure alternative, o il massaggio, è sempre il tuo Spirito che illumina i cuori afflitti, li consiglia e li illumina. È la tua Parola il vero pane di vita. Grazie del tempo in cui mi ha dato di lavorare nel campo sanitario. È per tua volontà che i malati vengono sanati e acquisiscono una fiducia completa in Te. Grazie, Signore, dei bambini che sono nati da donne disperate perché sterili. È il tuo Spirito che le ha rese feconde. Grazie al tuo amore per gli orfani, i paralizzati e i disabili mentali sono ora curati. Gloria e lode a te!
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, La piccola dolce suor Coletta Goetz ha vissuto secondo le parole di Gesù che troviamo nel Vangelo. Riflettendo sulla sua vita, si potrebbe dire che sia stata un vangelo vivente. Nelle prime ore del 20 febbraio 2009 Gesù ha chiamato questa sua piccina nelle sue braccia amorevoli, accompagnandola dolcemente attraverso la morte nella nuova vita. Da alcuni giorni i membri della famiglia di suor Coletta e le suore che vivono al Mercy Franciscan Terrace e al convento St. Clare pregavano costantemente al suo capezzale. In tanti si sono accorti che sr. Coletta si sforzava di continuare a pregare, cercando di fare il segno della croce e muovendo le labbra per recitare l’Ave Maria, fino alla fine. Anna E. Knoechelman e Joseph A. Goetz erano i genitori orgogliosi di nove figli, cinque ragazzi e quattro ragazze. Nata a Cincinnati (Ohio) l’11 maggio 1912, Edna era la quarta figlia. La famiglia abitava a Cold Spring, una piccola città nella contea di Campbell, nel Kentucky. La famiglia faceva parte della parrocchia di San Giuseppe e i bambini frequentavano la scuola della parrocchia. Le insegnanti elementari di Edna erano le suore tedesche di Notre Dame e la bambina pensava che un giorno sarebbe anche lei entrata in quella congregazione. I ricordi d’infanzia di sr. Coletta erano di una vita di famiglia felice. Quando il papà andava al mercato, i bambini Goetz ne aspettavano con ansia il ritorno, per cercare poi nelle sue tasche i piccoli dolci che nascondeva per loro. Durante la quaresima, il signor Goetz recitava il rosario con tutta la famiglia. La mamma diceva le litanie in tedesco. Edna però rimaneva perplessa della risposta che si faceva ad ogni litania. Alla fine un giorno chiede alla mamma perché si deve continuare a ripetere “a letto per primo” (che in tedesco ha un suono simile alla risposta betet für uns). Quando Edna ha solo undici anni, una tragedia si abbatte sulla famiglia. Cinque giorni dopo la nascita di Teresa, la mamma di Edna è morta e la sorella sedicenne di Edna, Loretta, assume il ruolo di “madre” per il resto dei figli. Non appena ne ha l’età, Edna va a lavorare come domestica da una famiglia del posto. Guadagna $10 alla settimana. Quando riceve la paga, dà al papà 9$ per i bisogni della famiglia e si tiene un dollaro per pagare i mezzi di trasporto per andare al lavoro e per le sue necessità personali. Un giorno, mentre sta lavorando, sente una voce insistente che le dice che non entrerà nelle suore di Notre Dame. Ne rimane sconvolta fino a quando, una notte, non sogna di trovare una croce con il volto di S. Francesco e di S. Antonio. Il sogno le lascia un senso di pace e capisce che diventerà una francescana. Va dal parroco e gli racconta la storia e lui le dà il numero di telefono del convento St. Clare… Nel 1937, due anni dopo essere andata dal parroco e qualche mese prima del suo venticinquesimo compleanno, Edna si prepara a lasciare la casa paterna per entrare nelle Suore Francescane dei Poveri. La valigia è pronta per iniziare la nuova vita; la partenza è prevista per il 2 febbraio. Ma Dio ha in mente un altro programma: delle bufere invernali fanno straripare il fiume Ohio. Il 26 gennaio il livello dell’acqua a Cincinnati sale a più di 30 metri, rendendo impossibile l’uso del ponte che collega il Kentucky alla città. Finalmente il livello delle acque scende il 5 febbraio, consentendo al papà di Edna di accompagnarla al St. Clare. È domenica 7 febbraio. Edna è innamorata del Creatore ed entra nella nuova vita con entusiasmo, pronta ad imparare tutto quello che può sulla vita religiosa. Dopo sei mesi come postulante, Edna riceve il nome di sr. Coletta e prende l’abito delle Suore Francescane dei Poveri. Dopo il noviziato, sr. Coletta fa la prima professione, l’8 settembre 1939. La professione perpetua avviene l’8 settembre 1944. Sr. Coletta serve nei reparti di dietetica dell’ospedale St. Francis di Columbus (Ohio), al St. Elizabeth di Dayton (Ohio), al St. Elizabeth di Covington (Kentucky), al St. Mary di Cincinnati e al St. Francis, sempre a Cincinnati. Molte volte viene assegnata al St. Clare, dove è incaricata di preparare dei pasti nutrienti per le suore del convento. Sr. Coletta è una brava cuoca. Il lavoro in cucina a volte è difficile; le pentole sono pesanti, ma sr. Coletta sembra essere sempre nella gioia. È anche il “capo” preferito delle suore più giovani della Congregazione. A Natale tocca a loro adornare le finestre con dei disegni ritagliati. Se una novizia ha studiato da infermiera, sr. Coletta scherza con lei, insegnandole i “sintomi” che indicano quando una certa pietanza è pronta. Sr. Coletta serve i poveri in modo più diretto al Centro dei servizi sociali St. John, nella zona Over-the-Rhine di Cincinnati. Lì aiuta a preparare e a distribuire i panini e a dividere i capi di vestiario che sono stati donati. Sr. Coletta si occupa anche delle suore cucinando per la piccola comunità. Nel 1982, sr. Coletta torna al St. Clare, accettando il posto di sacrestana. Le piace lavorare in cappella, dove sperimenta un rapporto molto intimo con Dio anche quando lava il pavimento, fa il bucato e stira le tovaglie dell’altare, o quando prepara l’altare per la Messa o per la benedizione, tira fuori le vesti per il celebrante e in tutti i servizi relativi all’attività della cappella. Dopo pranzo si può trovare sr. Coletta in camera, dove si reca a passare un po’ di tempo tranquilla a pregare. La si trova seduta nella sua sedia preferita, con i piedi sollevati, il breviario in grembo o il rosario in mano. Ma guardandola in faccia si vede che ha gli occhi chiusi e un sorriso beato e rilassato; riposa in pace con il suo sposo. All’età di 88 anni sr. Coletta sale per l’ultima volta la scala di cui ha bisogno per arrivare ai punti più alti della cappella e va in pensione al Mercy Franciscan Terrace. Il passaggio è difficile, ma presto si impegna nelle attività della sua nuova casa e continua a partecipare alle attività della Congregazione per quanto la salute glielo permette. Riceve con tanta gentilezza chi va a visitarla nella sua stanza e soprattutto i parenti. Sr. Coletta, sentiremo tanto la mancanza della tua presenza tra noi ma sappiamo che ti sei guadagnata un posto particolare nel cuore di Dio. Il tuo corpo debole ha ora lasciato lo spirito libero di entrare nella vita nuova. È il Dio d’amore che ti accoglie nella sua casa eterna. Ricordaci a Gesù e continua a pregare per tutti noi. Suor Arleen Bourquin, sfp
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