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VOCI SFP

Giugno 2010
Vol. VI, No. 5 ©

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SANARE LE PIAGHE DI CRISTO
NELLA COMUNITÀ DELLA VITA

Carissime suore, associati e amici,

Pace e bene in questo momento (stra)ordinario!

Questo numero di Voci innalza a Dio le piaghe della comunità della vita, chiedendo guarigione e mettendo in luce i tanti e svariati modi in cui vi rispondiamo come Congregazione.  

  • Suor Anne Claire Kabore dell’Area Senegalese racconta di un gruppo di religiose dell’Africa Occidentale che abitano in Senegal e che si adoperano per ridare dignità alle persone. Insieme hanno formato un’associazione, Mano nella mano, che lotta contro la tratta.  
  • Suor Tiziana Longhitano dell’Area Italiana mostra il legame tra la coscienza ecologica e la salute, il carisma di guarigione e la chiamata ad amare e a curarci della terra.  
  • Suor Arleen Bourquin dell’Area USA riceve un riconoscimento per il servizio che fa ai bambini di Dio come tutrice designata dal tribunale. Parlando con amore, suor Arleen protegge e sostiene queste giovani vite.   
  • L’associata Elizabete de Fátima Bette Câmara dell’Area Brasiliana ci sfida a rileggere la parabola del buon Samaritano e ci invita ad una compassione attiva.

Ringraziamo le suore e gli associati di tutte le Aree che ci comunicano la speranza e la gioia esprimendo il carisma della Beata Francesca in e attraverso il loro ministero in questo numero di Voci di giugno! 

Unita fraternamente,

Marilyn Trowbridge, sfp
Responsabile delle comunicazioni

 

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La tratta: un'altra piaga di Cristo

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Il tema dell’incontro
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Suor Anne Claire, sfp, al lavoro con il gruppo
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Tutte le partecipanti

Suor Anne Claire Kabore, sfp

L’esperienza che arriva qui insieme alle suore dell’Africa Occidentale (Benin, Guinea-Conakry, Mali e Senegal) sulla lotta contro la tratta degli esseri umani, e soprattutto delle donne e dei bambini, è molto profonda e viene ampliata dalle esperienze delle persone incaricate dell’Organizzazione Internazionale dei Migranti (IOM), venute da Roma e dal Senegal. È questa esperienza che mi ha spinta a prendermi a cuore un’altra piaga di Cristo.  

La tratta dei bambini in questa regione viene incrementata dallo sfruttamento delle risorse naturali dove si fa grande uso del lavoro infantile (piantagioni e miniere). Il lavoro e le condizioni di vita dei bambini sono molto difficili; le giornate di lavoro sono lunghissime e il compenso (quando c’è) è misero.  

Poi ci sono delle pratiche tradizionali che continuano, come quella di affidare i bambini a qualcuno. Queste usanze sono motivate sempre più dagli interessi economici dei genitori e dei marabouts (leader religiosi) ma non hanno nessun vantaggio per i bambini, come per esempio nel caso della migrazione dei talibés (giovani studenti dei marabouts) soprattutto in Senegal. Vengono dai paesi vicini, soprattutto dalla Guinea Bissau. Questo tipo di migrazione si va diffondendo anche in altri paesi. 

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Il signor Stefano e suor Josephine,
venuti da Roma

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Il gruppo di riflessione

Unire ed esprimere i nostri carismi
Con l’incoraggiamento di suor Tiziana Merletti e delle suore dell’Area, ho partecipato, insieme alle suore provenienti dai paesi su indicati, alla creazione di una rete contro la tratta. Il quartier generale della rete si trova qui in Senegal e si chiama: Mano nella mano. Il nome significa che insieme, unendo le forze e i nostri carismi, dobbiamo ridare alla persona la sua dignità essenziale.  

Questa rete contro la tratta, formata da religiose dell’Africa Occidentale, ha una visione particolare. Noi donne religiose dell’Africa, siamo attente alla vastità del fenomeno della tratta a livello globale e vogliamo insieme, mano nella mano, eliminare questa ingiustizia. Agendo in questo modo nel nome di Cristo e in collaborazione con altre persone che lavorano per questo stesso obiettivo, desideriamo difendere la dignità umana.    

Sono convinta che la gioia consiste nell’aver ricevuto da Dio gli occhi per vedere la presenza di CRISTO nelle persone, soprattutto nei poveri e nei disprezzati. Queste parole riecheggiano nel servizio che faccio come espressione del carisma e nel modo in cui servo le persone, con gioia e convinzione.   

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Sanare il mondo ferito

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 “Se non ci si prende cura delle persone, della terra, dell’aria, dell’acqua e di tutti i doni che il Signore ci ha fatto, nessuna forma di vita è possibile; neanche quella umana.”

sr. Tiziana Longhitano, sfp

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Nazioni Unite, monumento alla terra ferita

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Cucina ad energia Solare

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Loppiano, Università Sophia, la terra nel giardino

Oggi si registra una sempre più raffinata consapevolezza della corrispondenza tra natura e qualità della vita umana. Negli ultimi anni la coscienza ecologica è cambiata a causa dell’impatto ambientale dovuto allo sfruttamento indiscriminato della natura. Gli effetti sulla salute hanno contribuito ad acuire la sensibilità di molti creando le premesse per un’educazione integrale della persona appropriata ai mutamenti; l’ecologia della persona sarà considerata parte del programma di formazione comunitario e personale. Di fronte all’emergere del pensiero ecologico e ai molteplici problemi ambientali, differenti risorse scientifiche e culturali forniscono un aiuto efficace; anche la teologia offre il suo contributo poiché, per trasformare e migliorare l’ambiente, l’essere umano dovrà rispettare la finalità che il cosmo ha in sé e seguirla affinché la novità che viene apportata dall’esterno non sia eccessiva o fuori luogo.

Le interconnessioni tra terra e salute
Svolgendo il mio servizio in un ambiente interculturale molto vario, mi accorgo che la coscienza ecologica non è ugualmente distribuita nel Nord e nel Sud del mondo. Non tutti i miei allievi – che provengono da zone molto diverse di 5 continenti – sono già sensibili ai problemi ecologici. Eppure, appena ne parliamo – attraverso convegni universitari, incontri e film – hanno da comunicare differenti esperienze. Si accorgono che molti problemi sociali nascondono situazioni ambientali rilevanti per l’acqua, il clima, la terra e, molto spesso, tali problemi incidono sulla salute. Un mio allievo è rientrato alcuni mesi fa in Guinea Bissau con l’intenzione di fondare un circolo di riflessione ecologica per aiutare la sua gente a capire come gestire meglio l’acqua, la terra… e proteggersi dalle malattie.

La terra è la grande ferita
Il carisma di guarigione di madre Francesca va affidato a tutti. Così, al tanto conosciuto Principio responsabilità (Jonas), insegno il Principio cura agli allievi che frequentano i miei corsi. Se non ci si prende cura delle persone, della terra, dell’aria, dell’acqua e di tutti i doni che il Signore ci ha fatto, nessuna forma di vita è possibile; neanche quella umana. Pio XII indirizzandosi un gruppo di agricoltori nel 1946 parlava della terra come di qualcosa di vivo, «è la grande ferita, la grande malata. Chinato su di lei, non come lo schiavo sulla gleba, ma come il clinico sul letto del paziente, il coltivatore le prodiga le sue cure con amore(1). In quegli anni della terra si occupavano soprattutto gli agricoltori che, in Europa e in altre parti del mondo. La terra era stata ferita dalla guerra e bisognava ricostruire con pazienza. Queste parole erano solo scintille di saggezza; non possono essere considerate formatrici di una cultura ecologica coscientemente riflessa nell’agire e tramandata sistematicamente nel fluire delle generazioni: la sensibilità ecologica era ancora addormentata in quegli anni. Ma oggi è diverso. Si può fare molto.

E se fossimo noi, SFP e ASFP, chiamate a tenere sveglia la sensibilità ecologica della nostra gente?

[le fotografie: Sr. Tiziana Longhitano]



(1) Pio XII, Ad agrorum cultores ob conventum Confoederationis nationalis italicae Romae coadunatos, 15 novembre 1946, in AAS 38, 434.


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Sanare i bambini: suor Arleen Bourquin viene premiata

“Come Francescana dei Poveri, considera il ministero con CASA come uno stare dalla parte dei piccoli di Dio e difenderli...”

Submitted by Associate Leah Curtin

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Da sin a ds: il giudice Anthony Capizzi, sr. Arleen Bourquin,
insignita del premio Stella d’oro, e il giudice Nick Kuntz

Il 27 maggio alla 22ma cerimonia annuale di premiazioni del Progetto CASA, suor Arleen Bourquin ha ricevuto il Premio Stella d’oro per il suo lavoro per il progetto CASA(Court Appointed Special Advocate = Tutore speciale designato dal tribunale). Il progetto CASA è nato nel 1977 per fare in modo che gli abusi e la trascuratezza che questi bambini prima soffrivano a casa non continuassero ad opera del sistema. I volontari di CASA, appositamente formati a questo scopo, vengono designati dai giudici ad essere la voce di questi bambini in tribunale.   

La responsabile del progetto CASA ha presentato sr. Arleen dicendo: "Sr. Arleen è la voce di chi non ha voce. È arrivata a CASA nel 2007 come GAL (guardiana ad litem) e in questi anni passati con noi ha servito sei famiglie e quindici bambini. Da Francescana dei Poveri, considera il suo “ministero” con CASA come uno stare dalla parte dei piccoli di Dio, che non hanno voce a causa della tenera età e della paura. 

Sr. Arleen è una voce forte a difesa dei bambini, eppure riesce facilmente a creare un rapporto con loro e con gli adulti coinvolti nel caso. Per esempio, quando una madre aveva bisogno di vestiti per i quattro figli piccoli, questa operatrice di CASA è riuscita a procurarli. Ha un amore profondo per i bambini, è convinta che abbiano bisogno di essere protetti e vuole fare tutto il possibile perché abbiano una vita migliore. Felicitazioni a suor Arleen Bourquin, a cui viene assegnato il Premio Stella d’Oro e grazie per tutto ciò che fa!” 

Complimenti, suor Arleen!

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L'amore-compassione sana il mondo

“Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi.” (Gv 13,34)

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 “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”. Sr. Daniel Marie Meade, sr. Maria Lucia Barbosa de Oliveira e sr. Maria Helena Carvalho (CCA del Brasile) con gli associati di Jataí. Elizabete de Fátima Câmara è seduta al centro. In piedi, l’associato Miguel da Costa Câmara, marito di Elizabethe.

Associata Elizabete de Fátima Bette Câmara – Jataí, Goiás

            … è caduto in parte alla strada!
            … i suoi vestiti sono tutti strappati! È stato umiliato, violentato!
            … le sue ferite sanguinano!!!
            … è alla mercé del destino!
            … aiuto! È stato derubato! Ha perso le cose più importanti che aveva!

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Queste frasi forse ci fanno venire in mente la violenza dei titoli dei giornali. Oppure ci possono venire in mente Cristo e le sue piaghe... oppure ci ricordiamo la parabola del buon Samaritano. 

No, care sorelle e fratelli, non stiamo parlando dell’uomo del racconto evangelico del buon Samaritano. Stiamo parlando del mondo che oggi è ferito e le cui ferite sono aperte. Sono ferite causate dalla violenza, dall’intolleranza, dall’egoismo e dai pregiudizi. Siamo testimoni davanti a tutti coloro che nel mondo sono stati privati del diritto alla vita, della dignità, della cura sanitaria, del lavoro e dell’istruzione. 

Il buon Samaritano, che ha visto quel pover’uomo disteso ai lati della strada, percosso e bisognoso di aiuto, non è stato spinto dall’egoismo o dai pregiudizi. Anzi, si è comportato come dovrebbe comportarsi un cristiano oggi: senza fermarsi al fatto che l’uomo sulla strada era un estraneo, ha deciso di fare del bene senza lasciarsi condizionare. 

Un altro esempio di donazione è Madre Teresa di Calcutta, che ha dedicato la vita a curare le ferite dei malati, ferite del corpo e dell’anima. Ci ha lasciato un esempio di donazione, di umiltà, di servizio. E noi che ci diciamo cristiani, cosa stiamo facendo per curare le ferite del mondo? Siamo dei buoni Samaritani? Seguiamo l’esempio di Madre Teresa? Stiamo vivendo come Gesù ci ha insegnato? 

Siamo chiamati ad una compassione attiva
Che il mondo sia sfigurato, ferito, sanguinante, lo sappiamo tutti. Che l’umanità si stia, ogni giorno di più, lasciando corrodere dall’avidità, dall’indifferenza, dall’egoismo e dalla guerra non è certo una novità.  La novità è rendersi conto del fatto che rimaniamo passivi di fronte a tanti problemi. La novità è sapere che non stiamo mettendo in pratica quello che ci ha insegnato il Figlio di Dio. Gesù ha detto: Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi (Gv 13,34).  

Questo è il più importante di tutti i comandamenti, e deve essere il fondamento del nostro dovere di cristiani: amare! Amare senza pregiudizi, senza interessi, senza pentimenti. Il mondo è ferito e ha bisogno della nostra misericordia. Questo amore misericordioso, come ci ha detto chiaramente Gesù Cristo, nostro maestro, quando ha raccontato la parabola del buon Samaritano, è radicato nel prendersi cura degli altri e deve attivarsi per sanare le piaghe dell’umanità: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15:13).    

E l’amore sia il rimedio capace di migliorare veramente il mondo! E che possiamo vedere tutte le creature come fratelli e sorelle, nostri prossimi! Avanti! Andiamo verso gli altri, il mondo e l’umanità, con compassione! 

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