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In questo numero
Introduzione
Comunità, luogo benedetto!
Appartenere ad una sola comunità più grande e più ricca
La praticabilità della teologia della comunità
Mettere in evidenza la comunità della vita: espressioni della comunità vissuta
Sanare mediante la nostra vita fraterna

La comunità, il vivere insieme accomunati da un dono dello Spirito, dalla condivisione di un carisma ha cessato di essere interessante agli occhi di tanti, di molti? Come ben sappiamo, la Vita Consacrata attraversa una fase di crisi e messa in discussione di tanti aspetti che la caratterizzavano; non soltanto a livello di presenza sul territorio o di ristrutturazione di opere ma anche a livello di senso, vocazione, appartenenza e speranza sul futuro.
ANDARE CULTURALMENTE CONTRO CORRENTE
Nella cultura europea c’è una forte tendenza individualistica che porta gli adulti a vivere soli. Così, la scelta di vivere insieme da parte di religiosi e religiose è una scelta fortemente contro-culturale. C’è, d’altra parte, in questo tempo bisogno di gente che viva ed inspiri modelli di vita semplici che mettano in atto scelte per la giustizia, la pace e l’integrità del creato, che si possano realizzare nella vita quotidiana. Vi è ancora nella nostra cultura una fame profonda di silenzio e di luoghi in cui si possa trovare rifugio e guarigione, serenità ed equilibrio, in cui si possa trovare spiritualità.
In questa situazione cercare i segni dei tempi, mettersi in discussione per riproporre con coraggio e fiducia quanto Madre Francesca con le prime suore aveva sognato e cercato di realizzare insieme non è allora utopia ma la sfida da raccogliere e portare avanti. Parte di questa sfida significa capire come poter continuare il suo carisma nella condivisione di vita fra noi e nella possibilità di condividerlo con i laici, non soltanto associati.
LA COMUNITA` E` UN DONO
Sanare mediante la nostra vita fraterna è uno dei capitoli delle nostre costituzioni, a sua volta questo tema si fonda e si alimenta sulla concezione di comunità o fraternità all’origine del carisma francescano.
Per S. Francesco la comunità era intesa fin dall’inizio come un dono, tanto che dice nel Testamento : Il Signore mi donò dei frati” e vuole fin dall’inizio che i fratelli siano chiamati “minori”. La comunità non si considerò mai un gruppo privilegiato o migliore di altri, all’interno di essa c’è posto per tutti poveri, ricchi dotti o semplici. Nella comunità sono tutti uguali e si ha cura di tutti e soprattutto ci si prende cura dei poveri: lebbrosi, ammalati, ladroni … La creazione partecipa di questa comunione, Francesco chiama fratelli e sorelle gli uccelli, il lupo, la luna, il sole, i vermi, i sassi e persino la morte. Possiamo dire che Francesco è stato il primo a cantare e lodare la comunità della vita.
UNA RISPOSTA ALLA SFIDA
Come vivere questo adesso? Come e dove realizzare luoghi di comunione e di cura? Questa la grande sfida da raccogliere per costruire il nostro futuro: Generare compassione e speranza nella comunità della vita.
Sr. Anna Ingoglia, sfp
CCA- Italian Area
Watermark Image: "Beams of Light"Artist: Mary Southard, CSJ
Courtesy of www.Ministryofthearts.org / Congregation of St. Joseph |
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COMUNITÀ, LUOGO BENEDETTO!
LA COMUNITA` Alleluia - ci ricordiamo continuamente che è Dio che ci ha chiamati a stare insieme

IL FOYER

CARNEVALE

RAGGI DI SOLE FRANCESCANI

DIVERTIMENTO CON SR. gemma!.
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Dove due o tre sono uniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro(Matteo 18,20). Consapevoli della promessa di Gesù ci ricordiamo continuamente che è Dio che ci ha chiamati a stare insieme. Come parte della vita di preghiera comunitaria, una volta al mese abbiamo delle attività che danno un ritmo alla giornata: ci incontriamo per condividere la Parola di vita del movimento dei Focolari. Sono momenti intensi in cui possiamo esprimere alle suore quello che lo Spirito Santo fa nel nostro cuore con la sua Parola.
Comincia la giornata . . .
In modo ordinato iniziamo la giornata con le lodi del mattino. Poi, con amore e delicatezza, andiamo incontro ai fratelli e alle sorelle e prestiamo la nostra voce a tutta la creazione, benedicendo Dio e cantando le sue opere. Ogni lunedì facciamo l’adorazione del Santissimo Sacramento. Dopo la preghiera del mattino ognuna va a fare il proprio lavoro.
Suor Gemma parte da casa la mattina presto perché deve andare a scuola. Suor Laura, tra una telefonata e l’altra, lavora in silenzio ed è sempre pronta ad accogliere le suore e a combattere con i numeri quando fa la contabilità! Suor Sophie va e viene... oltre a fare la spesa per le scuole si occupa dell’istruzione di circa 60 studenti del progetto adozioni a distanza.
Il nostro servizio . . .
Le altre suore vanno fedelmente al Centro sociale: sr. Elisabetta è la responsabile e, insieme a Sylvia, tiene le lezioni di alfabetizzazione. Abbiamo la possibilità di mangiare insieme e i pasti sono momenti di intensa comunione. Ogni quindici giorni facciamo un incontro di comunità; ogni suora parla ed esprime liberamente le proprie opinioni. Tutto questo viene fatto per far in modo che la comunità, luogo di perdono e di riconciliazione, funzioni ancora più pienamente.
Qualche fine settimana lo passiamo al Foyer insieme alle giovani che sono interessate ad entrare nella Congregazione. Ci sono anche incontri con gli associati e con i Raggi di sole Francescani.
Siamo anche impegnate con le attività della Parrocchia Maria Immacolata di Parcelles Assainies e partecipiamo alla vita della comunità parrocchiale partecipando alla messa quotidiana e insegnando il catechismo. Partecipiamo anche alle iniziative principali della vita parrocchiale, come il pellegrinaggio svoltosi il 27 marzo a Mount Roland in preparazione al Venticinquesimo della parrocchia.
La nostra comunità è un luogo di passaggio e di accoglienza . . .
La comunità è per noi un luogo benedetto in cui possiamo sperimentare la gioia di sentirci una famiglia e di sostenerci a vicenda con la preghiera e l’ascolto. Il coraggio e il senso di responsabilità nelle varie attività sono aspetti positivi che rendono la comunità un luogo di pace e di comunione. La comunità Alleluia è un luogo di passaggio e di accoglienza per le suore delle altre comunità e questo ci dà una gioia immensa e un profondo senso di unità!
Un luogo di sfide e di gioia
Tuttavia questa bella vita di comunità non è senza sfide. Ci sono momenti di tensione creati dalle incomprensioni e dalla mancanza di coerenza tra le belle preghiere e la nostra miseria umana (per la natura ferita dal peccato). A volte ci si scoraggia e le sfide possono anche essere culturali. A volte non vediamo le cose allo stesso modo a causa della diversa sensibilità o per la differenza di età e di carattere, che possono creare delle grosse differenze di opinione.
Viviamo in un mondo in cui la tecnologia è sempre più avanzata e ne sentiamo i benefici anche nella vita comunitaria. Per esempio abbiamo trovato dei bellissimi Powerpoint sull’internet e così abbiamo potuto preparare una presentazione sull’Avvento. Abbiamo anche guardato dal vivo la beatificazione di Chiara Luce, che ci ha dato tanta gioia e felicità.
Il miracolo che è la comunità della vita
Cosa pensiamo del futuro della vita comunitaria? Lo vediamo con entusiasmo perché è un dono di Dio alla Chiesa. Speriamo che questa vita sia imbevuta di vangelo così potrà essere viva e piena di speranza. Altrimenti lo spirito del mondo arriverà anche ad avere la meglio nelle nostre comunità.
La vita di comunità è un miracolo continuo. San Francesco e Madre Francesca ci aiutino a fare della comunità un luogo di vera guarigione, così che, con la loro potente intercessione, possiamo dare agli altri e soprattutto ai poveri il conforto che vengono a cercare da noi.
La comunità Alleluia
Sr. Laura Cantello
Sr. Sophie Dioh
Sr. Elisabetta La Manna
Sr. Gemma Toupane
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Appartenere ad una sola comunità più grande e più ricca

Durante il momento di preghiera del Noviziato |

Comunità di Casa Sant'Antonio |

Comunità di Casa Betania |
Cinzia la Calce il 26 febbraio scorso, a Casetta Nova, è entrata in Noviziato. Un dono per l’Area Italiana e per la Congregazione tutta.
Con lei abbiamo gioito e a lei abbiamo chiesto di raccontarci l’esperienza di Prenoviziato, vissuta tra le comunità di Casa Sant’Antonio a Frascati e Casa Betania a Pistoia. Cinzia, infatti, come medico radiologo, ha lavorato presso l’Ospedale di Pistoia.
Durante questi ultimi due anni ho compreso con progressiva chiarezza che il cammino di discernimento intrapreso, che è già di per sé un dono, racchiudeva in se come un gioco di matriosche, un dono ancora più grande ossia quello della vita comunitaria.
La particolare esperienza di Prenoviziato vissuta in parte nella comunità di formazione ed in parte a Pistoia mi ha permesso di sperimentare condizioni un po’ particolari di vita comunitaria ma tutte “provvidenziali”.
Così mi sono ritrovata ad appartenere contemporaneamente a due comunità per scoprire pian piano di appartenere in realtà ad una sola comunità più grande e più ricca che è la famiglia delle SFP con uno stile unico e modalità di espressione molto diverse.
Ho imparato a vivere nella comunità in una dimensione di “figlia”, accogliendo e rendendo grazie per i doni e gli strumenti che mi venivano forniti per crescere e ho colto il fascino di imparare a vivere in una dimensione forse un po’ più faticosa ma sicuramente anche più bella che è quella di “sorella tra le sorelle”, quella dell’amore e della cura vicendevole.
Attratta e stupita per le tante modalità con cui il carisma prendeva forma e “costruiva” la comunità, grazie al ministero di ciascuna, ho provato a dare il mio piccolo contributo attraverso il servizio in ospedale con i fratelli malati.
Anche il semplice servizio in casa nelle quotidiane attività di cucina o di altro è stato uno strumento per imparare a fare la mia piccola parte con gioia per la costruzione del bene comune.
Cinzia La Calce

Pannello composto durante la preghiera che presenta i ministeri delle Suore in Italia |
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Casa Betania vuole rivivere l’esperienza di quell’altra casa dove Gesù usava recarsi come amico.
Riaffermando il punto dell’ospitalità nel progetto comunitario, non sapevamo quale “Gesù” si sarebbe presentato alla nostra porta: grande sorpresa sapere che avremo condiviso il cammino con la Prenovizia!
Era una nuova sfida, ma anche vivere la fiducia accogliendo il progetto di Dio che si manifesta nella novità.
Lungo il percorso, abbiamo colto la grazia di poter essere con Cinzia figlie di Madre Francesca offerte a Dio per l’umanità, trovandoci reciprocamente arricchite.
Il desiderio di condividere la sua realtà di servizio in ospedale si traduceva in gesti concreti come aprire la casa ai suoi colleghi per la cena di saluto, sentendoci, così, partecipi e integrate in questa realtà sociale.
Con il passo di Cinzia abbiamo contemplato l’opera di Dio, che va al di là della nostra piccolezza e si serve di tutto e di tutti per realizzare il Suo progetto d’amore su ciascuno.
Le Suore di Casa Betania
Sr. Giovanna Dada
Sr. Vincenza Scassillo
Sr. Tindara Ventimiglia
Come comunità di formazione, ci siamo ritrovate ad accompagnare il cammino di discernimento di Cinzia attraverso i movimenti, i tempi della distanza e della vicinanza.
Il dono è stato quello di allargare lo spazio dell’accoglienza e della partecipazione, inserendo Cinzia nel ritmo della vita ordinaria quando era in comunità.
La sfida è stata quella di considerarla un membro a tutti gli effetti ed offrire flessibilità nella programmazione e nella formazione, oltre a quello di cooperare con la comunità di Pistoia per la sua crescita integrale.
Abbiamo gioito nel vederla fiorire e mettere in atto il suo desiderio di seguire Dio, con le gioie e le fatiche che questo comporta.
e Suore da Casa Sant’Antonio
Sr. Viera Farinelli
Sr. Jenny Favarin
Sr. Raffaella Maresca
Sr. Michela Refatto
Sr. Marina Triglia
Sr. Giuliana Vitale
Novizia:
Cinzia La Calce |
Il 26 novembre, giorno del suo Noviziato, è stata una occasione per rendere grazie a Dio per la sua opera e ad ognuno per il tassello che ha messo per la costruzione di una comunità della vita più bella.
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La praticabilità della teologia della comunità
“Per vivere in comunità, bisogna dare, rinunciare e perdonare.”
[Madre Francesca Schervier]
Sr. Marie Clement Edrich, SFP

Preparativi per il taglio della torta alla festa del compleanno di sr. Marie Clement |
È facile parlare di comunità e studiarne la relativa teologia; ma è molto più importante capire come si fa a far diventare tutto ciò una possibilità di vita quotidiana... che, senza dubbio è quello a cui un paio di anni fa abbiamo dedicato tanto tempo a studiare, sviscerare, pregare e cercare di vivere la “spiritualità di comunione”.
È facile cadere vittime dell’illusione che le strutture esterne possano farci diventare comunità. Non lo fanno e non possono farlo. Vivere sotto lo stesso tetto non significa vivere in comunità. Si può abitare nella stessa casa ed essere scontrosi con gli altri o trattandoli in malo modo, che è proprio il contrario dell’idea di comunità.
Chiamare qualcuno “sorella” non la rende tale se non si è disposte ad avvicinarsi a lei quando ne ha bisogno e quando si è nel bisogno. Una potrebbe vivere lontana dall’altra eppure essere veramente una comunità. Ci sono delle “comunità” che sono formate da persone che vivono una vita completamente separata, indifferente alle gioie e alle sofferenze degli altri. Non hanno tempo da dedicarsi. La comunità per me è talmente vera! È un dono per me e per gli altri. Fare comunità vuol dire non arrabbiarsi e non irritarsi con le altre ma rallegrarsi del dono che sono per noi e per se stesse.
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Al centro della comunità c’è l’amore
Rileggendo dei brani della lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla “spiritualità di comunione” (Novo Millennio Ineunte), sono rimasta colpita da alcuni aspetti. La prima è il riferimento alla Trinità come esempio perfetto di comunità: il Padre ama il Figlio e questo amore è talmente reale da diventare la terza persona, lo Spirito Santo... d’amore.
E questo Amore è stato talmente reale che ha dovuto riversarsie creare e abbracciare tutta la creazione... così, al centro della comunità c’è l’amore, espresso in modo pratico con la gentilezza, l’interesse sincero, la comprensione e il sostegno (soprattutto nei momenti difficili). È un ideale, lo so... ed è per questo che Madre Francesca nella sua saggezza ci ha consigliato di “rinunciare”, forse anche quando si pensa di avere “ragione” e di “perdonare” gli altri dato che anche noi abbiamo certamente bisogno di essere perdonate.
La spiritualità di comunione vuol dire che troviamo il tempo per gli altri... che non siamo così impegnate nei nostri progetti o prese dalle nostre preoccupazioni che non riusciamo a trovare il tempo e la forza di ascoltare, di condividere la gioia e i dolori, di incoraggiarci e di sostenerci a vicenda. Il cuore della comunità è l’amore scambievole, l’amore condiviso per Dio e gli uni per gli altri che a sua volta ci dà il desiderio di andare verso gli altri, per aiutare, sanare e per condividere la comunità... e il dono che si riceve fa parte del centuplo!
Un salto di fede che porta frutto
Molti anni fa, quand’ero in Italia, noi (sr. Benedicta Scheidweiler, sr. Cristina Di Nocco, sr. Annunciata Marino ed io) abbiamo pensato all’idea di creare un “centro giovanile” vicino al Noviziato di Vermicino. Volevamo avvicinarci con amore alle giovani con cui eravamo in contatto per condividere la nostra comunità d’amore con loro, offrendo loro un luogo in cui sperimentare un modo di vivere i valori del vangelo nella concretezza della vita quotidiana. Il Centro giovanile voleva essere aperto alle giovani che desideravano vivere il vangelo insieme alle suore.
Abbiamo proposto l’idea al Consiglio generale e le consigliere ci hanno fatto tante domande:
- Quante giovani erano previste? (non lo sapevamo)
- Quanto sarebbe costato? (non ne avevamo idea)
- Come avrebbero fatto le giovani a mantenersi? (non lo sapevamo)
E le domande continuavano: ma noi non avevamo modo di rispondere. Ad un certo punto sr. Rose Margaret Delaney, che era la Generale a quel tempo, ha detto: “Beh, sembra proprio che dobbiamo fare un salto di fede!” e contro ogni logica il progetto è stato approvato e se tante giovani passate per il centro giovanile si sono poi sposate e sono diventate madri, tante altre hanno scelto di diventare Suore Francescane dei Poveri, come frutto del vangelo vissuto in comunità! (... e parte del centuplo).
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Una comunità allargata aperta agli altri
Oggi vivo in una comunità in cui in tre suore abitiamo insieme ma la nostra comunità si allarga fino a comprendere altre sue suore che abitano altrove e anche un’associata. Ci incontriamo regolarmente per raccontarci “a che punto siamo e cosa facciamo” e per pregare insieme. Dedichiamo anche del tempo (lo mettiamo in programma se necessario) a festeggiare varie occasioni, come compleanni, feste, ricorrenze, onomastici... cerchiamo anche di essere una presenza per le altre nei momenti difficili: una sorella o un fratello che sta morendo; un momento in cui si ha bisogno di comprensione e di sostegno. Non solo preghiamo con le altre, ma anche per le altre. Dal punto di vista pratico, il modo in cui si dimostra la comunità è lavorando, pregando e giocando insieme e sostenendosi a vicenda nei momenti di crisi.
La nostra idea di comunità non si limita a chi fa parte “ufficialmente” della nostra piccola comunità. Per esempio,
- una delle suore è impegnata in quasi tutti gli aspetti della vita della parrocchia.
- la nostra casa è aperta a chiunque desidera partecipare ai nostri festeggiamenti e ai giorni di preghiera
- siamo tutte consapevoli e preghiamo per la comunità più ampia, delle suore in Italia, in Brasile, in Senegal e nelle Filippine.
- ci impegniamo anche più al largo, per la comunità della vita...
Far posto ai fratelli e alle sorelle
Spiritualità di comunione significa alla fin fine “far posto” alle sorelle e ai fratelli, “portare i pesi gli uni degli altri” e rallegrarsi per la presenza degli altri nella nostra vita. E che dire del futuro della “comunità”? Non saprei che previsioni fare ma sono certa di una cosa: le persone saranno sempre persone e gli esseri umani hanno bisogno di rapporti interpersonali, dell’amore scambievole, di qualcosa che li leghi agli altri, dell’unità... e la comunità.... ci sarà ancora!
I membri della comunità Pinecroft House of Peace
Sr. Maria Grazia Attanasi (fino a giugno 2011)
Sr. Dorothy Ann Bolser
Sr. June Casterton
Sr. Marie Clement Edrich
*Watermark image "Angels" by Luiza Vizoli |
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