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Generare speranza per la comunità della vita:
--Chissà se hanno sorriso le donne al sepolcro la mattina di Pasqua e chissà se ha sorriso Maria durante l’annunciazione? --Di sicuro ha riso di gioia quando ha incotrato Elisabetta. Tutti noi custodiamo il sorriso della prima persona che ci ha accolto alla vita, probabilmente nostra madre. È questa la prima immagine che abbiamo ricevuto di un altro essere umano: un volto che ci ha sorriso. Sorridere è espressione di pace e di speranza. Sorridere manifesta, in un certo senso, il nostro stato d’animo. E questo non solo nella nostra cultura. Basta pensare al volto sorridente di Budda che sta a rappresentare il raggiungimento della pace interiore, o al tao...
Francesco ha chiesto come dono la speranza. Davanti al Crocifisso di S. Damiano è alla ricerca di Dio , sa cosa ha lasciato, ma non sa ancora cosa Dio vuole da lui. È come un cieco: “...Illumina le tenbre del cuore mio” Da queste tenebre sente il bisogno di chiedere : “fede diritta, speranza certa, carità perfetta” In preghiera nella chiesa diroccata incontra gli occhi spalancati del Crocifisso. Gli avranno parlato quegli occhi? Avra’ sorriso di gioia Francesco dopo questo incontro? Ma, questo è un incontro che ha cambiato la sua vita.
Vorrei concludere questa riflessione con un episodio raccontato da una psicoterapeuta che ha un giorno incontrato una bambina focomelica*: “Un giorno ho conosciuto una bambina bellissima, entrò nella stanza allungandomi le manine che, al posto delle dita avevano palline di carne. Quella vista mi turbò e non riuscii a nasconderlo: al che lei con uno spiazzante sorriso mirato a consolarmi, se ne uscì con l’impareggiabile: “Ma poi mi crescono le unghie!”(Silvia Vegetti Finzi: Nuovi nonni per nuovi nipoti) Non è questo un picclolo segno di speranza? La bellezza e la speranza nella vita che continua, nonostante tutto. Recuperando questa forza, la forza della vita e del sorriso, il nostro sorriso, forse possiamo generare speranza. Speranza per la comunità della vita. Sr. Anna Ingoglia, sfp *Focomelia: assenza congenita o accorciamento anormale di arti, che spesso emergono in forma molto ridotta dal corpo.
“Ho scoperto un’altra famiglia, quella delle Suore Francescane dei Poveri (SFP). Che bello essere puntati sul Signore! Questa famiglia ci aiuta a vivere concretamente la vita cristiana.” Justin Senghor, Associato sfp (Senegal) Per il Dio Altissimo, creatore della prima famiglia, per Cristo, fondatore della Chiesa e per lo Spirito che vive in essa e le dà vita, cerchiamo di essere testimoni autentici di Colui che dà vita alla Terra, madre di tutti gli esseri umani. Costruire la Chiesa
Da quando ho cominciato ad andare a visitare le famiglie insieme a padre Enzo, sono stato soprannominato “padre Enzo”, ma alcuni mi chiamavano “il pigro” perché a quel tempo ero disoccupato. Grazie al sostegno dello Spirito Santo, la mia condizione sociale è andata migliorando. Una nuova forza, come una fiamma, ha ravvivato il mio impegno. Dopo essermi sposato ho scoperto un’altra famiglia, quella delle Suore Francescane dei Poveri (SFP). Che bello essere puntati sul Signore! Questa famiglia ci aiuta a vivere concretamente la vita cristiana. Diventare associato e diffondere il carisma Con la mia collaborazione con le suore vorrei aiutarle a diffondere il loro ministero nel mondo sofferente per sanare le piaghe di Gesù Cristo crocifisso. Sì, care suore e associati, il mondo sta attraversando una crisi profonda. Quello che ci spinge è la paura, perché tutto sembra andare contro la vita consacrata. Se la fede perde il suo posto nella società la famiglia naturale e quella spirituale crolleranno. Per avere una vita migliore sulla terra, tutti gli uomini e le donne, figli di Dio e fratelli di Cristo, devono avere compassione per il loro prossimo e non smettere mai di sperare in Dio Creatore.
Generare nell’umanità ferita la capacità di guardare oltre Sr. Vincenzina Raimondo, sfp
Mentre cerchiamo di approfondire la direzione del Capitolo: “Generare compassione e speranza nella comunità della vita”, prendo coscienza di quanto il dono del Carisma ricevuto rende ciascuna/o di noi capace di generare compassione ed essere concretamente segno di speranza. Da qualche tempo la Provvidenza ha permesso che io incrociassi sulla mia strada persone segnate da esperienze matrimoniali fallimentari, in cerca di ascolto. Coniugi separati che nonostante la sofferenza sono rimasti fedeli al matrimonio, altri che si sono rimessi in gioco tentando di ricostruirsi attraverso nuovi rapporti. Sono tanti i volti incontrati, tante le storie di dolore e di solitudine. Profonde le loro ferite! Mi sono chiesta perché queste persone sentissero il bisogno di consegnarmi le loro storie e cosa potevo fare per rispondere alle domande che si portavano dentro.
La spinta giusta mi è arrivata nell’ascoltare Rita: “Non accettavo il fatto di finire davanti al giudice per sciogliere un matrimonio durato ventitre anni. Sentivo che, prima di arrivare ad una separazione, era necessario chiedere aiuto a qualcuno che mi parlasse di misericordia e fosse in grado di indicarmi la via del perdono. Volevo ascoltare, mettermi in discussione, capire perchè quel rapporto di coppia era sprofondato in lunghi silenzi e incomprensioni. Così ho cominciato a vagare da una Chiesa all’altra cercando momenti di intimità con Dio e qualcuno che potesse ascoltarmi, parlarmi con amore senza giudicarmi. Mi sono ritrovata accanto alle Suore Francescane dei Poveri”. Rita, attraverso la sua richiesta di aiuto, aveva già intrapreso l’ascesa verso la speranza e in questo cammino si faceva voce di altri che, come lei, sentivano l’esigenza non solo di essere ascoltati, ma anche di essere accompagnati a vivere con dignità questa esperienza dolorosa della vita. La invitai, perciò, ad andare a parlare con il Vescovo col quale iniziammo un discernimento sulla possibilità di dare vita, in Diocesi, ad un cammino specifico di supporto spirituale alle persone che vivono l’esperienza della separazione e della convivenza.
Così ho cominciato a vagare da una Chiesa all’altra cercando momenti di intimità con Dio e qualcuno che potesse ascoltarmi, parlarmi con amore senza giudicarmi. Mi sono ritrovata accanto alle Suore Francescane dei Poveri” – Rita Gli incontri mensili, che sono iniziati da qualche tempo, sono basati sull’approfondimento di tematiche evangeliche che possano illuminare il vissuto doloroso e restituire, a chi si sente isolato o emarginato, il calore di un’amicizia. Offrono quindi la possibilità di sentirsi ancora famiglia dentro una famiglia più grande: la Chiesa, figli dello stesso Padre e fratelli dello stesso Cristo. Il coraggio di Rita ha reso possibile l’inizio di un percorso che si sta rivelando un segno visibile della misericordia di Dio, mentre offre a Madre Francesca la grande occasione di penetrare nel tessuto della famiglia e di sanarne le piaghe. Così mi sono ritrovata, quasi spontaneamente, dentro al solco della direzione capitolare; ad accogliere cioè la realtà della separazione con sentimenti di compassione, generando nelle persone ferite la capacità di guardare oltre, ritrovando nel Risorto quella luce che dona senso ad ogni notte.
Vita della parrocchia e di famiglia profondamente intrecciate
Oggi, tuttavia, penso che la nostra cultura stia un po’ offuscando questo legame. Viviamo in una società in cui le famiglie sono schiave degli impegni: il lavoro, la scuola, gli allenamenti, lo sport, le lezioni di musica, gli incontri e tante altre cose. Quando tutti in famiglia sono costretti ad andare di qua e di là, non trovano facilmente il tempo di celebrare insieme la santa Messa alla domenica... e la formazione alla fede viene spesso relegata all’ultimo posto. Per me, la ‘formazione alla fede’ è ecclesiale, cioé è diretta dalla Chiesa per costruire la chiesa come comunità dei fedeli seguaci di Gesù.
Anche se la formazione alla fede è ecclesiale, la casa è il centro dell’universo del bambino. È lì che impara cos’è l’amore umano, cosa significa interessarsi degli altri, e come vivere in comunità. La casa è il luogo sacro in cui ci viene offerta quotidianamente la possibilità di essere testimoni dell’amore di Cristo. È spesso un privilegio che non viene riconosciuto come tale e una vera sfida! Eppure tutto ciò che facciamo scaturisce dal modo in cui celebriamo i sacramenti e il ciclo durante l’anno liturgico. Per farlo con successo le parrocchie devono coltivare anche un senso della comunità attraverso le iniziative sociali e un’ospitalità calorosa, accogliente e aperta a tutti. Le parrocchie devono aiutare le famiglie a capire che la formazione di fede è un processo continuo che dura tutta la vita, non semplicemente qualcosa che si “impara” a scuola o al catechismo. Se le famiglie non sono immerse nella vita liturgica della Chiesa penso che il mondo continuerà ad essere frammentato.
Viviamo in una cultura che idealizza acriticamente l’individualismo. Una parrocchia celebra “la comunità” nella comunità! La parrocchia è una comunità in cui le persone si riuniscono per condividere la propria fede, celebrare la liturgia e partecipare all’eucaristia. La comunità è parte integrante della nostra fede. Le radici della comunità devono essere profonde perché è la comunità che rafforza, incoraggia e dà speranza ad ogni membro e, ad un certo punto della propria vita ogni membro ha bisogno di sostegno. La chiesa domestica e la chiesa parrocchiale sono legate insieme in un ciclo perpetuo di formazione e di affermazione. Ciò che succede nella chiesa parrocchiale, la vita liturgica del popolo di Dio, ha senso solo quando vediamo quanto sollevi e dia significato alla nostra vita quotidiana. Allo stesso modo, la comunità parrocchiale è viva solo quando cerca di servire la chiesa domestica (la vita di famiglia) perché è lì che si fa la prima esperienza di Dio. La vita della parrocchia e la vita di famiglia sono intrisecamente connesse. Diventare un’associata SFP mi ha fatto capire in modo più profondo cos’è la comunità, rafforzando il mio impegno nei confronti della spiritualità francescana della compassione e della speranza. Per le SFP, speranza significa essere fedeli al piano di Dio, dovunque porti. Significa buttarsi completamente e con entusiasmo a costruire il regno di Dio sulla terra. Significa non lasciarsi mai andare al pessimismo, mai rinunciare, anche quando tutto sembra impossibile. Significa fare posto allo Spirito di Dio dentro di noi, soprattutto lo Spirito della gioia. Per me la speranza è un’àncora ferma dell’anima, che si appoggia sulla roccia della parrocchia, della famiglia e della vita francescana!
Vita nella parrocchia di S. Giuda a Jataí: Incontrare il Risorto e costruire la Chiesa di Dio a casa “C’è il desiderio crescente di arrivare alla piena comunione e alla realizzazione della vita di famiglia e della comunità. . ..” Suor Helena Paula Carvalho, sfp
Le famiglie di Jataí che partecipano alle attività della Parrocchia San Giuda Taddeo sono fedeli, generose e creative. Molte coppie sono impegnate in una varietà di ministeri e appartengono anche all’Incontro delle coppie con Cristo. Organizzano e gestiscono anche tante attività interne ed esterne con le persone nuove. Queste coppie aiutano i nuovi parrocchiani ad incontrare il Risorto e a costruire la sua Chiesa anche a casa, come famiglia di Dio, fondata sulla grazia, sul perdono, sulla comunione e sulla carità fraterna. Alla luce del carisma e della nostra chiamata ad essere testimoni e come membro di questo movimento Incontro delle coppie con Cristo, ho sentito il desiderio di accendere nella vita di queste famiglie il desiderio di “generare compassione e speranza nella comunità della vita”. L’esperienza che ho fatto proponendo alle famiglie la chiamata che abbiamo ricevuto come SFP si ritrova nelle opere di misericordia descritte in Mt 25, 31-46: un’esperienza di vita concreta con la persona di Gesù. Questo lavoro con le famiglie è collegato alle attività della parrocchia. Alla luce della direzione del Capitolo, siamo sfidati a costruire la comunione tra tutte le creature come fratelli e sorelle. La ricerca costante dell’armonia universale esige cura, zelo, disciplina, sacrificio, servizio, impegno, perseveranza, disponibilità, amore e fede. Significa curarsi costantemente di tutte le dimensioni della vita, dal momento che Dio ci ha dato i mezzi per portare a termine questa missione. Vivendo gomito a gomito con famiglie che condividono difficoltà, sofferenza, gioie e dolori, sentiamo che c’è una sete profonda e una ricerca continua di Dio. C’è un desiderio crescente di arrivare alla comunione piena e alla realizzazione nella vita di famiglia e della comunità, una chiamata alla conversione, un cambiamento sia di atteggiamento che del cuore nella condivisione dei beni e dei servizi.
Questi sono modi di testimoniare che fanno vedere il cammino verso la conversione vera, la santificazione e la rinuncia dei beni terreni. Sono esempi che spingono altri a cambiare la propria vita mettendo in pratica la chiamata a “generare compassione e speranza”, l’unità e la pace nella comunità parrocchiale dove tutti si riuniscono per condividere lo stesso Pane e lo stesso Calice. È il luogo in cui tutti sono fratelli e sorelle, membri dell’unica famiglia. Che Dio continui ad essere presente nella nostra vita con la sua grazia e ci doni la salute fisica, mentale e spirituale in modo che possiamo essere luce, sale e lievito nella comunità della vita. Ci auguriamo di poter contemplare tutte le creature con rispetto per generare compassione e speranza nel nostro cuore e di poter stare dalla parte dei bisognosi, degli emarginati, gli esclusi e seguire l’esempio di Madre Francesca, che ha sentito il fuoco santo d’amore per il prossimo bruciarle nel cuore, abbracciando il progetto di Dio di servizio ai poveri.
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