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VOCI SFP

maggio/giugno 2011
Vol. VII, No. 3 ©

 

 

Introduzione
Alcune espressioni della vita degli associati in Senegal
La Comunità: Famiglia Allargata
Vita comunitaria
Vivere da associati – U.S. Area

Mettere a fuoco la comunità della vita:
espressioni della nostra comunità vissuta

Ricreare l'armonia tra umanità e natura

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Che cosa è la comunità della vita ?  Quali sono le sue luci e le sue ombre ? Sono domande che da quando, dopo l’ultimo Capitolo Generale,  ci siamo impegnate a  « generare compassione e speranza nella comunità della vita  » interpellano noi Suore Francescane dei poveri, i nostri  Associati, i nostri collaboratori, i giovani che seguiamo, i rayons francescani e tutte  le persone che nel viaggio della vita incontriamo.

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Perché? Abbiamo tra le mani il carisma di «  curare le piaghe », affidatoci dalla Beata Francesca Schervier, incastonato nella grande eredità francescana e San Francesco ci indica come prendersi bene cura del mondo e di tutte le sue creature.

Se estendiamo lo sguardo ben oltre lo spazio in cui viviamo ci rendiamo conto che i mass media ci coinvolgono psicologicamente nei fatti principali che avvengono in varie parti del mondo e hanno reso ormai familiare l’immagine del nostro pianeta, simile ad una grande nave spaziale in viaggio perenne senza guida alcuna.

Le scoperte scientifiche hanno radicalmente cancellato l’immagine di un mondo statico e in sé compiuto: l’uomo è una delle miriadi di specie apparse sulla Terra nel corso di 3,5 miliardi d’anni, tutte appartenenti al medesimo albero della vita.

Controllare la vita, allungarla, sconfiggere la morte. E’ un sogno antico e sempre nuovo dell’uomo. L’intelligenza e le conoscenze acquisite, possono consentirgli di accettare la scommessa ma quando la natura  a volte si scatena, quasi ad accettare la sfida dell’uomo, ci  dimostra  che l’uomo resta sempre una formica.

Come possiamo essere più uniti alla comunità della vita?
Quando arriveremo a capire che la forma migliore di vivibilità è stata quella in cui l'uomo si sentiva parte della natura, noi saremo davvero pronti per iniziare la nostra avventura in comunione con il cosmo.

Se la Terra fosse stata dotata di molte meno risorse, ci avremmo messo meno tempo per accorgerci dei nostri errori. Non solo, ma questo pianeta per moltissimo tempo ci è parso incredibilmente vasto, con territori per noi addirittura irraggiungibili.
Ora però i confini si stanno restringendo e anche le risorse non sono più così abbondanti. Probabilmente l'essere umano deve andare incontro a immani catastrofi prima di poter capire che i suoi comportamenti sbagliati possono avere effetti irreversibili sull'ambiente.

Francesco  ci indica la strada seguire : ricreare l’armonia tra l’ uomo e la Natura.

Cosa significa comunità della vita in Africa?
Bisogna riconoscere che ancora esiste un’Africa, a dispetto della secolarizzazione dilagante,  con un patrimonio religioso di tutto rispetto che, all’interno e per mezzo della comunità, concorre alla promozione dell’individuo e all’armonia dell’universo.

Non esiste frattura  tra l’esistenza reale di una famiglia, i suoi legami parentali e di clan, gli antenati della tribù e gli spiriti protettori. Anche la sacralità di alcuni luoghi é legata al rispetto profondo della Natura .
Comunità in Africa significa luogo di vita e di morte, di relazione con gli altri, di rispetto dei valori e dell’universo intero, insieme a tutte le sue creature visibili e invisibili.

Preghiamo il cielo che l’occidente e le guerre non distruggano questa sacra armonia tra l’Uomo e la Natura !

Questo numero di VOCI è incentrato sugli aspetti più importanti del rapporto con gli associati. Siamo grate del dono della vita degli associati nelle varie culture in cui ci troviamo. È un segno di compassione e di speranza nella comunità della vita!   

sr. Laura Cantello, sfp
CCA – Senegal Area

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Gli associati di Dakar

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Viviane Gomis alla scuola Daara Yakar a Keur Mbaye Fall

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Susanne Mbengue al Centro Francesca Schervier a Parcelles Assainies

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Sr. Laura Cantello, Suzanne Mbengue e Justin Senghor durante un incontro di formazione.

ALCUNE ESPRESSIONI DELLA VITA DEGLI ASSOCIATI IN SENEGAL

“Siamo come una famiglia con gli associati che condividono lo stesso carisma . . .”

L’esperienza di Suzanne Mbengue
Sin dall’inizio, la mia vita di associata è stata un cammino che mi ha aiutata a crescere nella fede secondo lo spirito della Beata Francesca Schervier. Il rapporto creato con la comunità è prima di tutto un rapporto di famiglia, arricchito dall’amicizia. Questa esperienza mi ha resa migliore in tutto ciò che condivido e vivo. 

La dimensione comunitaria - Casa Alleluia
Come comunità ringraziamo Dio di tutti gli associati, soprattutto quelli del Senegal. Sono una benedizione e un dono di Dio. Il rapporto con loro si svolge con grande semplicità in un’atmosfera di fiducia e di collaborazione. Alcuni associati offrono i loro servizi regolarmente con grande spirito di dedizione e di generosità. 

Siamo come una famiglia con gli associati che condividono lo stesso carisma in un mondo in cui le preoccupazioni della vita fanno soffrire tanti uomini e donne. Notiamo anche le loro azioni generose : per esempio ad ogni incontro danno un contributo economico ad un fondo che teniamo in caso di emergenza, per esempio per aiutare dei poveri incontrati durante l’apostolato. 

Invitiamo gli associati ad essere più propositivi; la suora è certamente presente come sponsor ma sono gli associati stessi che devono prendere l’iniziativa nella loro vita di associati. 

Di tanto in tanto durante gli incontri mensili abbiamo potuto guardare dei video, grazie alla tecnologia moderna e poi di condividere le nostre impressioni. Così impariamo a conoscere di più S. Francesco. 

In futuro il rapporto con gli associati potrebbe essere più arricchente e potrebbe continuare ad offrire una via che contribuisce alla crescita di tutti. Per questo è importante aggiornare sempre il carisma e rafforzare lo scambio e le esperienze di vita tra gli associati delle varie Aree. 

Condividere il dono del carisma 
Ringraziamo Madre Francesca che ci ha lasciato in eredità questo carisma di guarigione meraviglioso e nobile che possiamo condividere con i laici, servendo i fratelli e le sorelle più poveri.  

Dio ascolti la nostra preghiera e ci mandi tante vocazioni, perché il carisma di Madre Francesca sia più conosciuto ed apprezzato! 

Suzanne Mbengue, Associata e Casa Alleluia

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LA COMUNITA': FAMIGLIA ALLARGATA

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Suore e Associati - Da sinistra Andrea Canova - Sebastiano Passari - Sr Giuliana
Vitale - Calogero La Zara - Sr Barbara Torregrossa - Antonio Fulco

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Alcuni Associati della zona di Messina con Sr Laura Viti

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Da sinistra Prisca Luciani ASFP - Francesca Campeti ASFP - Cinzia La Calce Novizia SFP - Calogero La Zara ASFP

“Entrare nella storia di ciascuno e condividere un pezzo di strada mi ha fatto crescere e maturare nella consapevolezza che non solo le consacrate sono figlie di Madre Francesca.” – Sr. Loredana=

Gli associati dell’Area Italiana vivono per la maggior parte nei luoghi dove le Suore Francescane dei Poveri hanno le loro comunità e con diverse modalità cercano di essere vicini alle comunità di riferimento, dalle quali vengono invitati a partecipare ad incontri, momenti di preghiera e di festa per vivere la vita di famiglia più allargata. Lasciamo la parola ad alcuni di loro per farci raccontare la propria esperienza.

Essere forti insieme anche se in posti diversi
Il mio nome è Francesca e da diversi anni sono associata delle SFP. Vivo a Roma, ho 38 anni e lavoro come operatrice sociale in un centro d’accoglienza  per senza fissa dimora del Comune di Roma, sono scout e amo interessarmi di tutto ciò che mi circonda.
Sento di vivere la dimensione comunitaria nella vita di tutti i giorni, negli eventi - previsti o imprevisti – che assorbono molte delle mie risorse. Personalmente, come associata, mi impegno a “rimanere fedele e radicata alle scelte fatte” svolgendo le attività di tutti i giorni: questa è già una grande sfida, anche perché sto attraversando momenti di poca serenità. Trovo forza, speranza e sollievo in tutto quello che Dio, la mia famiglia d’origine - e quella più allargata delle Suore Francescane dei Poveri - mi hanno dato.

Pensare di dimensione comunitaria richiama alla mia mente tanti momenti trascorsi insieme. Nel tempo il rapporto è cambiato ma scopro, proprio in questo cambiamento, l’importanza di essere parte di una famiglia che condivide un ideale. Essere forti insieme, anche se stiamo in posti diversi, se i fatti della vita ci allontanano nel tempo e nello spazio.

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Dall’alto Nicola Gazzano - Sr Laura Viti - Maria Di Leo e Santina

I momenti passati nelle comunità delle suore o con gli associati sono unici, per me importantissimi. Stanno in quello zaino che da brava scout sto riempiendo delle cose necessarie ed essenziali per vivere la vita pienamente. Quello zaino è sulle mie spalle e sto cercando di svuotarlo delle cose superflue che l’hanno appesantito, sicura che il futuro degli associati sia un cammino ancora ricco da fare insieme sostenendoci quando il peso è schiacciante, quando la sfiducia ci vorrebbe far fermare, ma gioendo quando l’amore di Dio ci ripaga di tutto.

Portare allegria e freschezza
I nostri nomi sono Maria e Nicola. Viviamo a Messina, siamo sposati da parecchi anni e siamo entrati a far parte della famiglia degli associati SFP a novembre del 2009. Conoscevamo le Suore Francescane dei Poveri già da vari anni e avevamo cominciato a impegnarci con loro collaborando nel gruppo delle coppie e condividendo momenti di preghiera e anche di vita. Siamo associati perché sentiamo di condividere il carisma della Beata Francesca Schervier di “sanare le piaghe di Cristo nell’umanità povera e sofferente”.

E proprio secondo questa “chiamata” da qualche tempo partecipiamo alle cene organizzate all’O.P.G. (ospedale psichiatrico giudiziario). Andiamo una volta al mese, portiamo la cena e condividiamo la serata con i ricoverati: parliamo con loro, ascoltiamo le loro storie, cercando di confortarli, anche se con molta difficoltà a causa della vita a cui sono costretti. La gioia grande è stata quando all’inizio di quest’anno si sono aggiunte a noi tre ragazze, fra cui nostra nuora. Queste giovani hanno compreso pienamente lo spirito degli incontri e portano dentro le mura dell’ospedale un po’ di allegria e di freschezza, ma contemporaneamente si commuovono ascoltando le storie dei “ragazzi”.

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Gruppo Associati e Suore a Greccio

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Gruppo degli Associati che ha partecipato all’Assemblea dell’Area Italiana a gennaio 2011

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Sr Loredana Giugliano con alcuni Associati della zona di Padova

Da settembre dell’anno scorso, le suore della comunità di Messina hanno cambiato abitazione e si sono trasferite in un quartiere della periferia messinese, a due passi da casa nostra. Il quartiere vive una situazione di disagio, e proprio per questo l’arrivo delle nostre suore è un segno di speranza e insieme - loro e noi - possiamo meglio vivere il carisma di Madre Francesca, cercando di andare incontro ai bisogni dei più poveri.

Ringraziamo Dio per le opportunità che ci dona
Sono Sr. Loredana e vivo a Padova. Dallo scorso ottobre 2010 ho la grazia di condividere il mio cammino con gli Associati della zona del Nord-Italia.

È per me un’esperienza di vera gioia, e di vera scuola di Vita.
Entrare nella storia di ciascuno e condividere un pezzo di strada mi ha fatto crescere e maturare nella consapevolezza che non solo le consacrate sono figlie di Madre Francesca.

Ho visto incarnarsi il Carisma innanzitutto nella famiglia, ho sentito la passione di volerlo portare nei luoghi di lavoro, un ambiente non sempre facile e soprattutto fatto non sempre da persone credenti.
Ringrazio Dio per questi fratelli, per la reciprocità, per gli incontri di formazione di quest’anno. Ringrazio per come mi hanno accolto e per il calore che mi hanno donato.

Affido ciascun Associato a Madre Francesca perché siano benedetti nel loro cammino e siano ricolmi di ogni grazia.

Casa Santa Chiara and Associates

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Vita comunitaria

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Da sin. a ds. (in piedi): Tiago, Janaína, la fidanzata di Junior; da sin. a ds. (seduti): Lucia Helena, Silvino, Thays

Associati Lúcia Helena e Silvino Alves dos Santos

Siamo molto grati di essere associati delle Suore Francescane dei Poveri . . . ”

La comunità della vita come famiglia
Vivere una vita comunitaria significa soprattutto avere fede e amore per la propria religione e l’umiltà di credere che, con  l’esempio, si possono migliorare i rapporti con le persone.  Siamo spinti dal desiderio di costruire un futuro migliore, cercando di cambiare noi stessi e gli altri, sia nelle piccole che nelle grandi cose.    

Tiago, il primo figlio, è avvocato, e ha partecipato alla Giornata mondiale dei giovani del 2000 a Roma insieme alle suore. È stata un’esperienza incredibile per lui. Nostra figlia, Thays, è giornalista e missionaria del Movimento Canzone Nuova, una “comunità di vita”.  Thays ha fatto anche una bellissima esperienza quando è stata in Terra Santa dove ha potuto vedere la complessità e la ricchezza della terra in cui parla la Bibbia. È stata poi trasferita a Roma, dove lavora come giornalista. Poi... abbiamo il figlio più giovane, Junior, che Gesù ha benedetto in modo particolare donandogli il miracolo della vita. Junior è stato guarito da una sindrome nefritica, una malattia dei reni. Dopo tredici anni di terapie finalmente sta per finire la laurea in legge e sta già lavorando in uno studio legale. Mia madre, Dona Izaíra da Silva, di 75 anni, è in buona salute, grazie a Dio, e si sta preparando a diventare associata. 

Le gioie e le sfide del ministero
Silvino ed io siamo cattolici praticanti. Lavoriamo in vari ministeri della Chiesa: le Coppie per Cristo (CFC), il Rinnovamento Carismatico (CCR) e la comunità di base del nostro quartiere. Silvino insegna il corso di preparazione al matrimonio in parrocchia ed è ministro del battesimo e del matrimonio.

Abbiamo ben presenti le sfide della vita quotidiana, dovute soprattutto alla secolarizzazione della società, in cui tanti vivono dimenticandosi che l’essenziale è “essere” e non “avere”.   Il consumismo prevale sul buon senso, portando a trascurare ciò che è più importante nella vita: la ricerca dell’infinito. 

Siamo molto grati di essere associati delle Suore Francescane dei Poveri perché impariamo insieme alle suore come condividere e vivere in un modo più comunitario sostenendo chi incontriamo nel cammino. 

Concludendo, auguriamo pace e bene a tutti!

*[L’associazione “Canzone nuova” è stata riconosciuta dal Vaticano nel 2008. E` il canale cattolico principale in Brasile e trasmette in tutto il paese. Ora arriva in tutto il mondo, tramite il sito:  www.tv.cancaonova.com/].

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VIVERE DA ASSOCIATI

“ . . . siamo chiamati ad essere qualcosa di più. . . .”

Leah Curtin, Associata SFP

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L’associata Leah Curtin con la figlia
Rose Aleman (Direttrice del Barn)

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Gli associati riuniti nella cappella del convento St. Clare in Ohio per la cerimonia del patto

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Suore, associati e amici fanno un canto e una preghiera a Warwick

È la fine di giugno e noi, suore ed associati, abbiamo appena concluso la conferenza internazionale Dono di guarigione: oggi e domani. La gran parte di noi, voi ed io, procede nella vita un po’ alla volta, da un’ora all’altra, senza pensarci, fino a quando non sperimenta qualcosa di profondo, come i momenti vissuti alla Conferenza, momenti che ci hanno chiamati ad essere qualcosa di più di ciò che siamo. 

Il processo costante del divenire
Per molti versi proprio questa è la vita degli associati: qualsiasi cosa facciamo, qualsiasi età abbiamo, che siamo ricchi o poveri, siamo chiamati a diventare qualcosa di più. In realtà, le opportunità che le suore ci offrono ci aiutano a capire che la religione in sé non è solo un sistema di convinzioni e certamente non si riduce ad andare a messa la  domenica. La religione è un processo di divenire... Vivere una vita da associati ci mette davanti al fatto che la religione è un fenomeno stratificato che spinge a diventare di più, a mirare più in alto, a vivere... la religione offre un metodo, un processo costante di accesso al mondo spirituale, di avvicinamento a Dio. Vivendo da associati si impara che la religione non è una macina da mulino attaccata al collo ma un processo infinito di crescita: ad imparare di più, a capire che la vita spirituale non è statica... che le verità eterne rimangono ma che la nostra capacità di capirne il messaggio cresce con il crescere della conoscenza. Le Verità eterne non cambiano ma noi sì, cambiamo man mano che cresce la nostra capacità di capire.  

Diventare un associato attivo significa trovare un rifugio spirituale dal consumismo, dal mondo della competizione economica, dall’avidità... tutti aspetti tipici della società in cui viviamo. Offre la possibilità di fermarsi a considerare le cose che contano veramente: il rapporto (con Dio e con gli altri esseri umani) e la bontà. Essere associati ci fa uscire da noi stessi e dà molte occasioni di donarsi agli altri. Così non ci vengono offerte opportunità solo per crescere spiritualmente ma anche per donare agli altri, in una miriade di ministeri diversi che, a loro volta, ci aiutano ad essere buoni facendo del bene. E ad esserlo in compagnia di donne coraggiose che lo fanno da una vita. Le suore ci fanno da guida e da esempio... sono un esempio molto umano e dimostrano, con la vita e con le scelte che fanno, che degli esseri umani normali possono camminare sulle orme di Gesù. 

La vita da associati in futuro
Andando verso il futuro, posso solo dire ciò che ho visto e sperimentato. Ritengo che il rapporto tra le suore e gli associati crescerà, cambierà è diventerà più ufficiale. Almeno qui negli Stati Uniti, penso che gli associati diventeranno più di semplici compagni spirituali e faranno parte dei ministeri di guarigione impegnandosi più attivamente nei ministeri. Penso anche che gli associati diventeranno più autosufficienti, sia dal punto di vista della leadership che del sostentamento, e che condivideranno il carisma delle suore e, fino ad un certo punto, anche la loro vita.

Una chiamata ben definita
Se da una parte sono convinta che diventare associati sia una vera e propria vocazione, dall’altra bisogna dire che si tratta di una vocazione diversa da quella da chi si consacra con i voti. L’associato non è uno che avrebbe voluto essere un religioso consacrato ma non ci è riuscito. L’associato è un laico o una laica che è chiamato/a dal carisma delle suore nel contesto della propria vita di laico o laica. Non è solo un amico delle suore, anche se possono veramente esserne amici. Gli associati non sono nemmeno dei semplici benefattori, anche se alcuni lo sono. Non sono solo volontari o impiegati o collaboratori. Gli associati sono persone che desiderano vivere il carisma di Madre Francesca il più pienamente possibile.  Sono persone che si sentono profondamente chiamate a crescere spiritualmente (e sono disposte a sacrificarsi, a dedicare tempo ed energie e le proprie risorse per farlo. Sono e restano mogli e mariti, madri e padri, nonni e amici, professionisti e lavoratori ma hanno il desiderio e la passione di voler continuare a crescere nell’impegno preso con le promesse battesimali con una crescita spirituale francescana nel contesto del carisma di guarigione di Madre Francesca Schervier.   

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