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RISPLENDA LA LUCE DEI GIUBILEI!
"Noi esseri umani abbiamo bisogno di luce sufficiente e anche della Luce Divina."
Introduzione
70 Anni
Sr. Rita Marie Donnelly
60 Anni
Sr. Adelaide Link
Sr. Arlene Mc Gowan
Sr. Daniela Marie Meade
50 Anni
Sr. Paula Huecker
25 Anni
Sr. Barbara Fiorentino
Sr. Tiziana Merletti
Sr. Vincenzina Raimondo
Prime impressioni . . .
Suor Daniel Marie Meade: Chi è, al di là di quello che possiamo vedere
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Qui nell’emisfero settentrionale sta cominciando l’inverno mentre chi vive nell’emisfero meridionale sta per godersi l’estate. Quanti contrasti in natura! C’è una sapienza intrecciata nei cambiamenti di stagione in cui viviamo.
L’estate è la stagione della pienezza e dell’abbondanza. E` una stagione in cui i raggi solari sono più diretti verso il nostro pianeta e sperimentiamo l’intensa energia che accompagna queste ondate potenti di calore. Indipendentemente da dove ci si vive, si sente che l’estate porta un certo senso di libertà, di sollievo dalle cure quotidiane che non si sperimenta in altri momenti dell’anno.
Questa stagione di abbondanza di frutti ha degli aspetti simili alla vita interiore. Anche la nostra estate interiore è piena di luce e di crescita e questi due elementi sono essenziali per la nostra trasformazione spirituale, proprio come sono necessari per la crescita e lo sviluppo che avvengono in natura. Quando siamo “nella luce”, sbocciamo. Durante l’estate interiore siamo profondamente attenti alla nostra crescita in cui riconosciamo più facilmente il tocco di divino che avvolge la nostra vita. La tentazione dell’estate interiore è di buttarsi troppo freneticamente nelle attività fino a dimenticare di avere un equilibrio tra piacere, preghiera e gioco.
Per contrasto, in inverno il battito del cuore della Madre Terra e di tutta l’umanità rallenta il ritmo e la velocità. L’inverno è un periodo di rallentamento delle attività, in cui la vita attende e si lascia avvolgere dal mistero. Le giornate diventano sempre più brevi. Lo scemare della luce e il crescere dell’oscurità sono elementi necessari al nutrimento della terra. Tutto il creato ha bisogno di sostare per recuperare le forze. Proprio come gli esseri umani.
L’inverno ha una sua bellezza particolare e ricca di meraviglie di grande tranquillità... le stelle brillanti, l’aria frizzante, il profilo innevato dei rami e le piume infittite degli uccelli. L’inverno ha anche una sua durezza quando fischia di vento freddo nelle temperature irrigidite, le finestre ghiacciate e l’ascolto smisurato delle previsioni del tempo. Pochi tra noi pensano all’inverno come qualcosa da godere, eppure questa stagione è essenziale per la crescita, sia interiore che esteriore. Lo spirito umano ha bisogno del periodo di intorpidimento invernale per riposare, fare silenzio e stare in solitudine. L’oscurità prolungata del nostro inverno interiore può essere l’occasione per imparare qualcosa di più su noi stessi e sul nostro rapporto con Dio. Quando siamo nel nostro spazio invernale, potremmo essere tentati di non credere più in noi stessi o nella presenza del Santo perché non vediamo niente che cresce dentro di noi. L’inverno ci invita ad attendere, a cercare di vivere nell’attesa.
Nonostante l’estate e l’inverno siano stagioni completamente opposte, il filo che le unisce è l’elemento della “luce”. D’estate il mondo riceve il dono di una luce che sembra non finire mai mentre d’inverno i giorni sembrano privi di luce. Per entrambe le stagioni è importante che ci sia abbastanza luce. Noi esseri umani abbiamo bisogno di luce sufficiente e anche della Luce Divina. Nella vita di ognuno ci sono persone che ci portano la Luce proprio per come sono.
Mentre ci avviciniamo alla conclusione dell’anno e attendiamo la Luce delle Luci che viene ancora nel mondo, desideriamo mettere in luce le suore che festeggiano il giubileo nel 2011, la cui luce ha brillato così fortemente per tutte le stagioni della loro vita. Che possano tutte... e anche ognuno di noi, continuare a brillare!
Marilyn Trowbridge, sfp
Prima Consigliera
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70 Anni
E io dico!
Sr. Rita Marie Donnelly, SFP
Entrata nella Congregazione: 3 ottobre 1941
Primi Voti: 26 aprile 1944
Voti Perpetui: 26 aprile 1949
Sono cosciente che vivere da religiosa è un lavoro tutto di Dio; la mia vita è tutta un sì a Dio e ai miei superiori.
Ho fatto il primo passo nella Congregazione quando avevo 12 anni. Mi ero fatta male e mia madre mi portò all’emergenza dell’ospedale St. Mary a Hoboken. Le Suore si presero cura di me e cominciai a fare volontariato all’ospedale; un giorno Suor Priscilla, la farmacista, mi domandò: “Pensi che Dio ti chiama?”
Durante il periodo che pensavo alla vita religiosa, le Suore mi avevano dato dei santini con la foto di Madre Francesca. Ho subito cominciato a pregarla perché mi aiutasse e le chiedevo: “Ho la chiamata?” In poche parole, Dio mi ha chiamata – e gli ho detto di sì – e penso proprio che io sono uno dei primi miracoli della Madre! Mi sentivo anche molto vicina a Santa Teresa di Lisieux. Un giorno il mio confessore mi ha chiesto: “Perché vuoi essere una Francescana? Si alzano così presto e lavorano tutto il giorno.” Risposi a Monsignor Coyle “Mi piacciono le Suore – sono sempre così amichevoli. Sento proprio di essere una Francescana!”
Sono entrata in convento il 3 ottobre 1941 – un mese prima del bombardamento di Pearl Harbor e dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Mi ricordo che amavo lavorare con gioia insieme alle Suore, facendo sacrifici per tutti i soldati in guerra.
Il giorno dopo aver fatto i voti perpetui, sono stata mandata alla portineria dell’Ospedale di S. Michael a Newark in New Jersey. Non avevo nessuna idea di cosa fare! Suor Amalia mi disse: “Pensa solo a sorridere alle persone, sii tutta per loro, distribuisci caffè e panini. Non fare domande. Lascia che siano loro a parlarti.” Ho fatto servizio alla Casa di accoglienza St. Francis nella città di New York. Li vivevano anche alcune donne senza tetto. Devo testimoniare che sono avvenuti tanti miracoli in quella Casa di St. Francis.
Il lavoro più impegnativo è stato quello di Direttrice delle Novizie, che ho assunto per quattro anni. Non avevo nessuna esperienza, ma di nuovo ho detto il mio sì e Dio mi ha dato una mano in tutto. Il mio compito più consolante è stato quello dell’impegno pastorale con i moribondi pregando con loro. Ho lavorato all’ospedale di S. Michael a Newark, all’ospedale St. Mary a Hoboken, all’ospedale St. Francis a Jersey City e all’ospedale St. Anthony a Warwick, dove avevo la responsabilità dell’ufficio. Sono stata anche Direttrice di una casa per anziani a St. Cloud in Minnesota. In ogni responsabilità mi sono completamente affidata a Dio. Ho cercato di fare il meglio possibile davanti a Lui e Lui ha fatto il resto!
Il nostro carisma di guarigione è proprio fatto per questi tempi; ci sono tante persone che sono piene di paura, che hanno perso il lavoro e sono senza casa. Questo mondo piagato ha bisogno di noi. La nostra congregazione ha fatto tanto del bene nel passato e ho la speranza che continueremo ad avere vocazioni.
Il mio consiglio per chiunque considera la vita religiosa è quello di accettarsi così come siamo, di accettare quello che facciamo come venisse da Dio! Ora sono in pensione, ma cerco di essere al servizio delle persone con cui vivo a Brighton Gardens. Cerco di dare testimonianza dovunque mi trovo. Quello stesso Dio che era con me all’inizio è ancora qui con me oggi. E sono sempre piena di gioia... forse fa parte del mio essere irlandese!
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60 Anni
Celebrazione di un giubileo
Sr. Adelaide Link, SFP
Entrata nella Congregazione: 1 marzo 1951
Primi Voti: 8 settembre 1953
Voti Perpetui: 25 agosto 1959
Sono più felice ora di quando sono entrata! Non ho nessun rimpianto: ho ricevuto tantissime grazie! Mai mi sarei aspettata, essendo figlia di contadini, di poter imparare così tante cose e di andare in così tanti posti diversi. Ho lavorato a Dayton (Ohio), a Detroit (Michigan), in Brasile, in Senegal, e dal 1989 al 2008 ho servito a Chinle (Arizona) nella Caritas che lavora nella riserva dei Navaho. Ora lavoro vicino a Dayton (Ohio) in una dispensa per i poveri e un alloggio per i senzacasa e lavoro come volontaria alla Casa di Tamara a Cincinnati. Negli anni ho imparato a vivere nel servizio di ogni giorno quella che qui chiamano la “preghiera della serenità”: Dio, donami la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare e la saggezza di saperle distinguere. Ho imparato vari modi di pensare e di pregare. Da qui ho elaborato un modello terapeutico di guarigione: lasciare i “bagagli” della vita e imparare a chiedere (e a riconoscere) i propri punti forti nella bontà di Dio nostro Creatore.
Il mio impegno nei confronti del carisma, sanare le piaghe dell’umanità sofferente, è andato crescendo sempre più in me grazie a questo modello di guarigione circolare, olistico, che comprende le quattro direzioni con la Madre Terra e il Padre Cielo e tutta la vita in un circolo spirituale infinito. Ora non vedo l’ora di cominciare a servire in un’altra missione. Ho 76 anni ma mio papà ha lavorato fino a quando ne aveva 89 e mio fratello che ne ha 88 lavora ancora.... perché non posso farlo anch’io?
Se qualcuno mi chiedesse un consiglio sulla propria vocazione gli direi: non perdere mai la speranza e credi sempre nella tua vocazione!
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Suor Arlene McGowan, sfp
Entrata nella Congregazione: 2 luglio 1951
Primi Voti: 11 maggio 1954
Voti Perpetui: 8 settembre 1959
La celebrazione di un giubileo è un momento propizio per riflettere sugli anni trascorsi e sulle gioie della vita religiosa. Io certo l’ho vissuta per tanti anni e ho amato ogni momento. La vita religiosa è cambiata drammaticamente in questi anni e per lo più in bene. Di tutti i cambiamenti, e ce ne sono stati tanti, che ho visto in questi sessanta anni come Francescana dei Poveri, forse quelli più significativi sono quelli lanciati dal Vaticano II. E tra questi, e ce ne sono stati tanti, il più importante è stata l’insistenza del Concilio sulla libertà che ci è stata data di metterne in pratica le direttive seguendo i nostri sogni! Forse i cambiamenti più importanti avvenuti nella nostra Congregazione riguardano la libertà; ci è stata data molta più libertà e molta meno rigidità.
Tutta questa libertà, naturalmente, ci ha chiamate ad una maggiore responsabilità personale che comprende, tra l’altro, la disponibilità a cercare delle vie nuove. Sono stata una delle partecipanti che hanno fatto da esempio nel cambiamento dell’abito. L’ho fatto un po’ alla volta, prima portando la versione modificata e via di seguito. Non solo ci sono stati dei cambiamenti interni ma anche esterni. Ho lavorato per tanti anni nelle nostre strutture sanitarie e forse il cambiamento più grande per me è stato quello di passare ad un ruolo amministrativo. Earl Gilreath (direttore esecutivo dell’ospedale Franciscan Mount Airy) ha cercato per anni di convincermi fino a quando finalmente ho acconsentito a lavorare nell’amministrazione dell’ospedale; non mi sono mai pentita. Ho potuto avviare tante iniziative e creare opportunità per tantissime persone: è stato magnifico.
Mentre tante suore hanno scelto o si sono procurate un proprio ministero io non l’ho fatto. Non ho mai scelto il ministero ma non ho mai servito in un ministero che non mi sia piaciuto! Però, almeno nel mio caso, il ministero che mi ha richiesto una maggiore capacità di adattamento è stata la pastorale vocazionale. Eppure alla fine mi ci sono appassionata perché mi ha dato tante possibilità di parlare di Madre Francesca e di San Francesco e della vita consacrata.
La mia vita di Suora Francescana dei Poveri è stata, ed è tuttora, FANTASTICA. L’unico consiglio che vorrei dare a tutti è: dai a Dio il massimo... e anche di più!
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Suor Daniel Marie Meade
Entrata nella Congregazione: 29 giugno 1951
Primi Voti: 11 maggio 1954
Voti Perpetui: 8 settembre 1959
Con la grazia di Dio la vita consacrata è una vita meravigliosa. Se potessi ricominciare da zero, lo rifarei! Vengo da un paesino in una zona sperduta del Canada (Newfoundland) dove vivevano solo 45 famiglie. Ero la terza di sei figli, tre maschi e tre femmine. Ho lavorato in vari ospedali cattolici per alcuni anni ma solo dopo un bel po’ ho conosciuto le Suore Francescane dei Poveri in occasione dell’ordinazione di un amico. Una sua zia e una sorella erano SFP. Sono entrata nel 1951, ho fatto la prima professione nel 1954 e la professione perpetua nel 1959. Da giovane suora ho conseguito una laurea breve in tecnologia medica al Marywood College e ho lavorato nell’ospedale St. Francis nel Bronx. Ho anche fatto la maestra delle giovani suore per 4 anni. Poi sono tornata a scuola (Università St. John) per fare un Master in tecnologia medica e poi ho lavorato all’ospedale St. Michael a Newark come vice-direttrice del laboratorio.
Quando la superiora generale ha chiesto se qualcuno si offriva di andare in Italia o in Brasile mi sono offerta di andare in Brasile. Nel frattempo ho continuato a lavorare nel laboratorio, studiando il portoghese e la cultura brasiliana. Sono partita per il Brasile per rimanerci tre anni ma ci sono rimasta per 40, tranne un breve periodo in cui sono andata in Senegal per aiutare le suore ad avviare il loro laboratorio. Appena arrivata in Brasile mi sono resa conto della immensa povertà della gente... non è facile rendersene conto: il 96% dei bambini risultava positivo per i vermi... Quando sono partita quest’anno per tornare negli USA il 97% dei bambini risultava negativo. Il cambiamento è stato altrettanto radicale nella vita della gente. Il Brasile ha fatto tantissima strada in questi 40 anni! Mi ha dato un’immensa soddisfazione vedere che la gente cresceva e si realizzava!
Ho imparato tantissimo dai brasiliani. Ho visto il loro spirito di sacrificio nonostante la povertà e le difficoltà e ho imparato a vedere che si sono delle opportunità anche nelle situazioni più disperate. Anch’io ho fatto tanto! Ho battezzato bambini, studiato ipnosi, aperto un laboratorio ufficialmente riconosciuto... e tante altre cose. Ci sono stati tanti sacrifici ma la grazia di Dio non è mai mancata.
I sacrifici legati alla vita religiosa portano ad una vita che è il massimo che uno possa sperare. Un consiglio? È quello che ogni Francescano sa: “Vivi nella gioia del Signore”.
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50 Anni
Suor Paula Huecker, sfp
Entrata nella Congregazione: 17 settembre 1961
Primi Voti: 25 agosto 1963
Voti Perpetui: 25 agosto 1969
Penso di essere francescana per natura. Quand’ero adolescente cantavo le canzoni d’amore che sentivo alla radio, ma le cantavo a Dio. Quinta di sei figli (3 maschi e 3 femmine) e allevata in una famiglia molto cattolica, ho avuto tanti ragazzi, bravi e simpatici. Mi piacevano ma nulla mi dava così tanto come stare con Dio. Una volta entrata, mi piaceva stare con le altre novizie: era una vita disciplinata ma piena di amicizia e di vita di comunità. C’era sempre qualcuno a cui ci si poteva rivolgere e c’era sempre un’amica pronta ad ascoltare con attenzione ed interesse. Come suore siamo incoraggiate a seguire i nostri interessi e talenti e a stare con persone che ci aiutano a farlo. Mi è sempre piaciuto cucire e mi è sempre piaciuta l’arte... e ho potuto coltivare entrambi questi interessi! Della vita consacrata mi piace tutto. È una scelta di cui non mi sono mai pentita. Ora ho il lavoro più bello che abbia mai avuto da quando sono entrata: assistere le suore in pensione al Terrace.
Una vocazione è un dono che ti prende tutta! Sono umilmente grata e riconoscente di tutto quello che ho come suora. Anzi trovo difficile riuscire ad esprimere quanto sia riconoscente! È la vita più bella, se è quella a cui sei chiamata.
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25 Anni
Suor Barbara Fiorentino, sfp
Entrata nella Congregazione: 8 settembre 1984
Prima Professione: 18 maggio 1986 Pentecoste
Professione Perpetua: 7 ottobre 1990
“ Dammi Tutto” questa è la frase che a sedici anni ho sentito risuonare nelle mie orecchie e da cui è cominciato il mio cammino di ricerca. Cercando di capire cosa questa frase significasse e come realizzarla, sono arrivata a Casetta Nova.
L’incontro con le Suore Francescane dei Poveri e l’approfondimento del carisma mi ha condotta al 18 maggio 1986 - festa di Pentecoste - quando ho offerto a Dio la mia vita per l’umanità povera e sofferente.
In 25 anni ho incontrato nel mio cammino tantissimi fratelli e sorelle. Con alcune ho condiviso un cammino quotidiano fatto di vita comune, preghiera, progetti e missioni da portare avanti. Con altri/e ho percorso solo qualche tratto di strada: periodi significativi come i dodici anni in Senegal, i quattro a servizio dei poveri a Padova, ed ora a Roma.
Ancora oggi“ Dammi Tutto”è la frase che dà senso al mio cammino. Il servizio che svolgo al centro diurno Raggi di Sole mi fa stare accanto ai fratelli: nell’incontro riscopro me stessa e la mia vita migliore. |
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Suor Vincenzina Raimondo, sfp
Entrata nella Congregazione: 8 settembre 1984
Prima professione: 18 maggio del 1986 Pentecoste
Professione Perpetua: 7 ottobre 1990
“Mio Dio e mio Tutto”
Nel mio cuore risuona ancora oggi la parola forte del Vangelo di quel 18 maggio: "Pietro, mi ami tu? Mi ami più di...?"Avevamo scelto questo brano sull'onda dell'esperienza della chiamata di Madre Francesca; in quel contesto mi sono sentita interpellare personalmente "Vincenzina, mi ami tu più di...?” La mia risposta fu generosa, immediata, aveva le caratteristiche del fuoco della Pentecoste. Le parole della formula "Mio Dio mio Tutto" mi si sono scolpite dentro come un marchio indelebile.
Sentivo forte la spinta ad andare per il mondo a sanare le ferite con la stessa tenerezza e la stessa misericordia che Dio aveva usato con me. Cominciai subito coi bambini ad Oliveri, poi coi giovani a Messina. Seguì il Senegal con la realtà della formazione, ed oggi con le famiglie di Assisi nelle loro diverse tappe di crescita e trasformazione.
Negli anni la realtà del "Mio Dio mio Tutto" ha varcato i confini dell'entusiasmo ed è approdata alla soglia della consapevolezza profonda che la mia vita non avrebbe senso se non in quel "Tutto". Da qui prende gusto il "fare" ed è qui che ogni sera ritorna il cuore, dopo avere amato intensamente durante il giorno, per ritrovare la dimensione "dell'essere".
Ripercorrere i sentieri della speranza
Dopo 25 anni di servizio ai poveri, dopo avere a lungo esercitato il dono dell'ascolto dei fratelli feriti, ho scelto di celebrare il Giubileo in Terra Santa. Ho voluto sperimentare da vicino i luoghi che hanno visto il Maestro Gesù operare miracoli di guarigione fisica e spirituale e calpestare la terra che fu testimone di questi eventi. Sentivo l'esigenza di rileggere la mia vita alla luce dei fatti della resurrezione e ripercorrere i sentieri della speranza.
Ogni luogo visitato ha suscitato in me emozioni profonde ma, uno fra tutti, mi ha toccato il cuore per la sua semplicità e naturalezza: il lago di Tiberiade. Durante la traversata, a metà strada fra le due sponde, dopo aver fermato i motori del battello e avere ascoltato le onde, abbiamo letto due brani del Nuovo Testamento: la tempesta sedata e la chiamata degli apostoli. Poi, dopo un momento di silenzio, ho letto la formula della professione rinnovando il mio "Sì per sempre" a Dio e ai fratelli. Le parole di Gesù "Io sono sempre con voi" e "Vieni e seguimi" riascoltate in mezzo al lago hanno parlato in profondità al mio spirito dando, alle parole della formula"Mio Dio mio Tutto" , uno spessore del tutto nuovo.
Rinnovare la professione sul lago, luogo della chiamata di Gesù e della risposta incondizionata degli apostoli è per me, oggi, l'impegno a seguire Gesù povero e crocifisso senza compromessi. Riparto da qui per continuare questa divina avventura, portando in cuore l'eco delle parole "Io sarò sempre con te". |
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Intervista con suor Tiziana Merletti
Suor Tiziana Merletti, sfp
Entrata nella Congregazione: 9 agosto 1984
Prima Professione: 18 maggio 1986 Pentecoste
Professione Perpetua: 28 aprile 1991
In base alla tua esperienza cosa rende la vita religiosa di una Suora Francescana dei Poveri degna di essere vissuta?
Celebrare il 25o anniversario della mia prima professione è stata un’occasione importante per guardarmi indietro ed essere riconoscente del dono della chiamata come SFP. La vita religiosa mi ha dato l’opportunità di sperimentare l’ampiezza e la profondità dell’amore di Dio nelle piccole cose quotidiane e nei fratelli e nelle sorelle a cui sono legata in ogni momento.
Fin dall’inizio del cammino sono stata attirata da queste parole del vangelo di Giovanni (12,32): “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Danno senso e direzione a quello che faccio e a quello che desidero essere: uno strumento di guarigione nella comunità della vita, come Gesù Risorto continua a rivelarci. Far parte della comunità SFP mi dà la grazia di continuare questo cammino, con umiltà nelle difficoltà e nelle prove, con gratitudine per l’attrazione misteriosa di Dio. So che non possiamo risolvere i problemi di tutta l’umanità povera e sofferente, come sognavo da giovane, ma credo nel potere di un piccolo seme piantato insieme, in nome di Dio.
In che modo pensi che il dono del nostro carisma di guarigione sia necessario nel mondo d’oggi?
So che viviamo in un momento molto difficile di transizione ma sono convinta che il nostro carisma sia più necessario che mai. La sfida secondo me è più interna. Come direbbe Madre Francesca: il fuoco dell’amore di Dio e del prossimo bruciava dentro di me... La domanda è: come possiamo far sì che questo fuoco bruci dentro di noi e tra di noi? Mi chiedo continuamente cosa dobbiamo cambiare, lasciar andare e lasciar entrare nella nostra vita di SFP. Vogliamo essere realistiche, accoglienti e vicine alle persone e ai loro problemi. Ma nello stesso tempo ci troviamo davanti a delusioni, tristezza, scoraggiamento e un senso di perdita. Ogni giorno ci troviamo di fronte ad una tensione, che presenta tutti i rischi per noi: possiamo scegliere di servire il nostro io cercando il successo, rimanere passivamente sullo sfondo, lamentarci con rabbia ed amarezza dell’ingiustizia delle istituzioni... eppure, nonostante la diversità delle sfide che ci troviamo ad affrontare, sono tanto grata di vedere donne intorno a me così devote e fedeli alla visione e alla missione di Madre Francesca : mi rassicura sul fatto che la nostra presenza è veramente necessaria e continuerà in futuro.
Quali sono le tue speranze e i sogni per il futuro delle Suore Francescane dei Poveri? E per la vita religiosa ?
La mia speranza per le Suore Francescane dei Poveri è quella di diventare sempre di più ministri dell’unzione, come segno della presenza di guarigione di Dio. La nostra chiamata è di abbracciare le piaghe dell’umanità povera e sofferente e sono convinta che lo possiamo fare attraverso dei rapporti significativi, rispettosi e profondi, tali da poter arrivare a benedire e portare l’unzione ai nostri fratelli e sorelle, ogni volta che ne abbiamo la possibilità e gli altri sono pronti ad accoglierla. La mia speranza per la vita religiosa è di trovare modi nuovi e significativi di condividere il nostro tesoro nella comunità ecclesiale più ampia. La vita religiosa sta diminuendo come numero ma non diminuisce certo la forza della nostra eredità.
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Prime impressioni . . .
Sr Tiziana Merletti, sr Barbara Fiorentino, sr Vincenzina Raimondo
Si dice che non bisogna fidarsi delle prime impressioni, credo che sia una cosa saggia, ma non sempre il nostro cuore segue i saggi consigli.
Ho conosciuto Sr Tiziana Merletti la prima volta che sono stata a Casetta Nova. Era vestita di bianco, camminava spedita e sorrideva. Mi hanno detto che era una giovane professa che stava al Centro Giovanile e che faceva la cuoca dai Padri Oblati di Maria Immacolata. Qualcuno ha aggiunto: “E’ laureata in giurisprudenza”. Mi sono detta: “Ma come? Si era laureata per diventare suora e fare la cuoca?!”. Ero spiazzata ed ero curiosa di saperne di più sul suo conto. Per cui quando ho saputo che sarebbe venuta a trovarci a Padova nell’appartamento che condividevo con altre studentesse, ero contenta. Sembrava strano ospitare due suore, ma tutto è stato così semplice e familiare che non ci siamo troppo preoccupate quando lei e sr Gianna, allora novizia, hanno voluto dormire al nostro posto per terra sui materassi!
Un anno dopo ero nuovamente a Casetta Nova, stavo cercando di capire cosa fare della mia vita, ero inquieta e mi confidai con lei. A quei tempi non faceva più la cuoca, frequentava Diritto Canonico all’Università del Laterano e mi disse che non era facile per una suora farsi spazio in quell’ambiente. Un compagno per prenderla in giro le aveva chiesto: “Ma che ti hanno mandato a fare qui? A studiare per diventare Madre Generale?”. Ci siamo fatte una bella risata. Era la primavera del 1988.
Sempre quella prima volta famosa avevo notato un’altra suora, con un gran ciuffo di capelli che le usciva dal velo. Era a bordo di una macchina e gridava qualcosa a qualcuno. Già il fatto che guidasse una Reanut 4 rossa, me la rendeva simpatica. Quando è scesa e con un forte accento siciliano ha iniziato a scherzare, ho confermato la prima impressione. Era sr Barbara Fiorentino. Anni dopo mi ha accolta all’aeroporto di Dakar, dove venivo per lo stage di noviziato. Con il suo umorismo ha contribuito a sdrammatizzare tante mie paure in quei due mesi indimenticabili. Più tardi, quando ci siamo ritrovate in comunità a Casetta Nova, ha continuato a dirmi cose vere scherzando. Bei tempi! La Renaut rossa infine è stata venduta, ma lei si era convertita da tempo alla bicicletta. Barbara continua a pedalare su percorsi non scontati, spesso in sorpasso, fedele a se stessa e a chi pedala con lei. La bicicletta che usava in Senegal è rimasta in eredità al noviziato, ma è a sua disposizione, qualora volesse fare un tour dalle nostre parti.
Quando ho visto per prima volta sr Vincenzina Raimondo, l’ho presa per un’altra. Ero a Padova ed ero venuta in comunità per conoscere sr Mariapia, il quarto membro della nuova comunità che aspettavamo da un pezzo e che aveva ritardato il suo arrivo per concludere gli studi di assistente sociale. Mi avevano detto che era bella, robusta e forte e quando quel mattino mi sono ritrovata davanti alla porta di via del Santo con una suora che corrispondeva a quella descrizione, ho esclamato: “ Tu sei sicuramente sr Mariapia, ciao, io sono Marvi”. Lei, Vincenzina, mi ha guardato con un sorriso largo e soave, ha lasciato passare qualche secondo e mi ha risposto: “ Ciao Marvi, no non sono sr Mariapia”. “Ops, che figura, e chi sei?” Così con calma si è messa a raccontarmi chi era e mi ha chiesto di me e il tempo è passato senza fretta. È sempre stato così con Vinci: ti fa sentire al centro del mondo, o almeno del suo ascolto, e con lei nulla è banale, rende solenni le piccole cose. Un anno fa è tornata in Senegal per i voti perpetui di sr Rose e sr Sylviane, le prime giovani che aveva accolto al Foyer. E’ stata una grazia averla per pochi giorni con noi al noviziato, questa casa che aveva sognato e per la quale aveva offerto e sofferto. Ho capito un po’ meglio la parabola del chicco di frumento che muore e porta frutto. Grazie Vinci!
Sr. Marvi Delrivo, sfp
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Suor DANIEL MARIE MEADE:
Chi è, al di là di quello che possiamo vedere

Associati: Elizabeth Fátima Bette Câmara e Miguel da Costa Câmara
In qualità di associati della Congregazione, siamo contenti di parlare di Suor Daniel Marie Meade. Suor Daniel, con la testimonianza della sua vita di religiosa, ci ha mostrato la vera missione delle Suore Francescane dei Poveri. Suor Daniel ha vissuto e incarnato pienamente il carisma di Madre Francesca Schervier di guarire le ferite dell'umanità povera e sofferente.
La generosità e la giovialità, che Sr. Daniel aveva ancora al suo arrivo in Brasile, non si sono mai spente. Anche in età avanzata, non ha mai smesso di servire coloro che avevano bisogno del suo aiuto. Per Sr. Daniel infatti, l’età avanzata non è mai stata un limite nel compiere il suo impegno per la comunità di Jataí.
Il suo nome - Daniel - significa "sono pronto." Questo esprime esattamente – al di là di quello che i nostri occhi possono vedere – il valore di questa religiosa sia per noi associati che per tutte le persone che ha servito. Per lei non ci sono mai state né barriere né distanze che la bloccassero nel servire Cristo e i nostri fratelli e sorelle.
Noi Associati, lavorando al suo fianco durante questi lunghi anni, abbiamo avuto l'opportunità di scoprire il valore della sua personalità, la sua disponibilità totale, i suoi insegnamenti e la sua saggezza senza limiti - qualcosa che non si può certo comprare col denaro. Si potrebbe dire molto di più su Suor Daniela, ma se dovessimo farlo, noi finiremo mai di dire le sue lodi, e tanto meno di comunicare con parole semplici le sue azioni.
Suor Daniel Marie è semplice e abbiamo gioito della sua compagnia. Siamo testimoni della sua vita che ci riempie di orgoglio. Abbiamo imparato molto da lei e in ogni incontro con lei abbiamo imparato qualcosa di nuovo: lei era ed è una fonte inesauribile di conoscenza.
Grazie, Suor Daniel Marie, per averci accolti al tuo fianco, per averci dato un continuo esempio di umiltà, di servizio, di dedizione a Cristo e, soprattutto, per darci testimonianza con la tua vita, come di uno che non vive solo di parole - raccontando incredibili esperienze di vita - ma piuttosto dell’esperienza quotidiana che continuamente hai affrontato. Tu ci hai dimostrato che quando siamo disposti a servire, nulla può fermarci.
La tua vita e la tua fede ci hanno aiutato a far di tutto per diventare persone migliori. Che Dio possa darti una vita ancora più lunga in modo che tutti godano della tua presenza e della tua compagnia. Questo ci aiuterà a vivere più profondamente il carisma di Madre Francesca, così che possiamo sempre servire gli altri, sollevando la sofferenza di tutta l'umanità.
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