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VOCI SFP

ottobre 2010
Vol. VI, No.8 ©

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FRANCESCO: FRATELLO E RICONCILIATORE

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Le stimmate di san Francesco, XIII secolo - Limoges

“Noi che siamo vissuti con lui, lo abbiamo visto sempre dilettarsi intimamente ed esteriormente di quasi ogni creatura: le toccava, le guardava con gioia, così che il suo spirito pareva muoversi in cielo, non sulla terra. Questo è evidente e vero, che cioè Francesco ricevette molte consolazioni dalle creature di Dio. Infatti, poco prima della morte, egli compose le Laudi del Signore per le sue creature, allo scopo d'incitare il cuore degli ascoltatori alla lode di Dio, e perché il Creatore sia esaltato nelle sue creature. . .” [Leggenda perugina, 51]

Nel numero di Voci SFP di ottobre celebriamo con gioia frate Francesco! Abbiamo il dono delle riflessioni delle suore e degli associati su cosa ha fatto del “poverello” un fratello così amato e un riconciliatore affettuoso tra la gente del suo tempo (e del nostro!) e tutta la creazione di Dio. . .  

Sr. Vera Crisafulli nell’Area Italiana parla della vita di Francesco come “un inno di lode a Dio per l’infinita bontà con cui lo ha guardato, amato, consolato. Attraverso il colloquio assiduo con Cristo e il servizio amoroso ai fratelli, Francesco diventa un uomo riconciliato con se stesso, con le creature e con il creato.” Sr. Vera è testimone del carisma di Francesco e di Francesca che è vivo anche oggi e di cui sperimenta la presenza risanante per e con le donne immigrate. 

L’associata Barbara Bugg nell’Area USA ci dice affettuosamente:  “Amo san Francesco perché amava tutto il creato di Dio... Sono state scritte tante cose sul suo amore per la natura ma penso che Francesco fosse qualcosa di più, un amante della natura”.  Barbara sottolinea lo spirito libero di Francesco, la sua gioia costante, l’amore santo per ‘Madonna Povertà’ e la fiducia completa in Dio.  

Suor Lécia José da Silva, dell’Area Brasiliana, ci dona un pensiero: “Francesco vedeva Dio nascosto in tutto il creato e considerava ogni creatura come fratello e sorella, rispettando e amando l’irripetibilità di ciascuno, facendosi fratello e riconciliatore”. 

In linea con l’appello del Capitolo a generare compassione e speranza nella comunità della vita, sr. Lécia offre una preghiera alla fine del suo articolo. Forse la possiamo fare nostra, mentre ci gustiamo questo numero di Voci SFP. 

“Il nostro padre Francesco interceda per noi presso Gesù perché diventiamo veramente per primi fratelli e sorelle a servizio della riconciliazione tra i nostri simili e, con la fraternità, riconciliatori con i prossimi, con l’universo e con Dio!” 

Sia gloria a Dio per il nostro fratello Francesco e per ognuno di noi! 

Unite fraternamente in Gesù, in san Francesco e nella Beata Francesca,

Marilyn Trowbridge, sfp
Responsabile delle comunicazioni
Maureen Fullam
Direttrice delle comunicazioni

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Fratello di tutto il creato, riconciliatore e amante dei poveri

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Transito di San Francesco - Particolare - Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi

Suor Vera Crisafulli, sfp

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Sr.  Vera Crisafulli al Centro Missionario

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Con un gruppo di adolescenti della zona di Pistoia

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Con un gruppo di condivisione a Taizè

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Statua di San Francesco che abbraccia il
lebbroso presso la Chiesa di Rivotorto

La vita di Francesco è un inno di lode a Dio per l’infinita bontà con cui lo ha guardato, amato, consolato. Attraverso il colloquio assiduo con Cristo e il servizio amoroso ai fratelli diventa un uomo riconciliato con se stesso, con le creature e con il creato.

Ciò che personalmente mi colpisce della sua vita è la volontà profonda di restituire” al Padre, per mezzo dei fratelli, i doni ricevuti poiché “tutti i beni sono Suoi e di tutti rendiamo grazie, perché procedono tutti da Lui” (Rnb 17).  La  vita infatti non mi appartiene ma è data a me perché io ne faccia , giorno dopo giorno, un dono ai fratelli e sia strumento di guarigione e riconciliazione.

“ Il Signore mi donò dei fratelli … mi condusse tra i lebbrosi e usai con essi misericordia”
Nell’anno 1226 Francesco afferma, nel suo Testamento, di aver ricevuto da Dio il dono dei fratelli, il dono di fare penitenza e di usare misericordia verso i lebbrosi (Cfr. 2Test 1. 14).

Riconciliatore
In 2Cel 89. 96 si racconta che Francesco esorta un povero a perdonare il suo padrone per avergli tolto i beni, e alla risposta di diniego del povero, regala il suo mantello dicendo: “ti do questo mantello e ti prego di perdonare al tuo padrone per amore del Signore Dio”. E ancora, incontrata una povera dama malata d’occhi come lui, fa restituire il mantello con queste parole: “Il povero al quale hai imprestato il mantello, ti ringrazia, ma ora riprendi ciò che è tuo”.

Amante dei poveri
Il cuore pieno di compassione di Francesco mi richiama ad un’accoglienza incondizionata verso quei ragazzi extracomunitari e adulti con situazioni di emarginazione che incontro nei ministeri. Farmi carico delle loro ferite, dar loro ascolto, amore e fiducia,  mettendo a disposizione i miei talenti, riempie il mio cuore di gioia e di pace e mi dà l’opportunità di restituire al Padre i doni da lui ricevuti e di rendere la mia vita un atto di ringraziamento.

Francesco e Francesca
Come Francesco anche Madre Francesca vive la riconciliazione in nome di Dio e come “restituzione” dei beni al Padre: fa esperienza della sua piccolezza, fragilità, peccato, ma anche della profonda misericordia di Dio. Lo sguardo di Cristo l’affascina a tal punto da riconoscere in ogni fratello sofferente la Sua presenza e il fuoco dell’amore per il prossimo brucia nel suo cuore.

Anche nella mia vita l’esperienza della paternità e misericordia di Dio è fondamentale e mi rende capace ogni giorno di spalancare il cuore alla fratellanza universale e alla riconciliazione. Così nel servizio al Centro Missionario della Diocesi di Assisi sperimento la gioia di essere sorella e strumento di guarigione di quella parte di umanità più lontana e più povera. Dio mi insegna a condividere la sua stessa compassione per la folla straniera e affamata, e i piccoli gesti che compio sono briciole d’amore che contribuiscono a portare aiuto concreto e annuncio del vangelo a tanti fratelli abbandonati.

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Perché voglio bene a San Francesco

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Una scultura diversa di san Francesco che contempla il cielo nella montagna su cui si ritirava in solitudine fuori Assisi

Barbie Bugg, associata sfp

IAmo san Francesco perché amava tutto il creato di Dio... Sono state scritte tante cose sul suo amore per la natura ma penso che Francesco fosse qualcosa di più, un amante della natura e forse anche di più: san Francesco sentiva veramente che tutte le creature di Dio erano fratelli e sorelle come il papa! E forse anche di più... 

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Barbara Bugg esplora San Damiano
insieme ad altri associati

Secondo una storia molto conosciuta, Francesco ha predicato a centinaia di uccelli dicendo loro di essere grati a Dio delle bellissime piume, dell’indipendenza e della cura di Dio. Si dice che gli uccelli se ne stessero immobili mentre lui camminava in mezzo a loro e se ne siano volati via solo quando gliene ha dato il permesso. 

Un’altra storia famosa racconta di un lupo accusato di mangiare esseri umani. Francesco è intervenuto con gli abitanti del villaggio che volevano uccidere il lupo. Ha parlato con il lupo dicendogli di non uccidere più. Il lupo è diventato amico di tutti gli abitanti del villaggio che hanno fatto in modo che non avesse mai più fame.   

San Francesco amava ‘Madonna Povertà.” Non ha cercato di abolire la povertà ma ha cercato di renderla santa. Possedere qualcosa per Francesco significava la morte dell’amore... lui aveva dato via tutto per poter amare tutto. Si fidava completamente di Dio e con grande semplicità ed era assolutamente libero. Seguendo letteralmente il vangelo, san Francesco ha predicato il lieto Annuncio vestito di sacco e camminando scalzo... ma ben presto la gente si è accorta di questo mendicante scalzo vestito di sacco e sempre felice.  

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San Francesco seduto tra gli alberi

Era un uomo semplice che faceva tutto con semplicità... tutto, compreso andare dal papa. È andato a Roma vestito come sempre e ha chiesto di vedere quello che allora era l’uomo più potente del mondo. E così ha incontrato il papa, che era proprio il motivo per cui era andato a Roma.  

Verso la fine della vita Francesco era malato e cieco e il papa ha insistito che si facesse curare. Francesco ha risposto con obbedienza, anche se le cure lo facevano soffrire molto. E poi ha scritto il bellissimo “Cantico delle creature”.  

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FRANCESCO: GUARITORE FERITO E RICONCILIATORE

Suor Lécia José da Silva, SFP

photoFrancesco ha lasciato un segno profondo nella storia dell’umanità sia quando è vissuto che ai nostri giorni. Eppure non ci si può dimenticare la sua debolezza umana. Francesco ha vissuto dei conflitti interiori prima di rispondere alla chiamata di Cristo. Nonostante questo è diventato un grande santo e l’esempio della sua vita invita anche noi a fare lo stesso! 

La via della santità è cucita come un patchwork fatto di tanti pezzi di stoffa diversi, che sono le piccole esperienze quotidiane. Non dobbiamo lasciarci scoraggiare se un pezzettino si lacera ma dobbiamo avere il coraggio di continuare a rinnovarci, senza perderci d’animo, ricominciando come se fosse il nostro primo e unico giorno!

Mi immagino tutte le difficoltà che Francesco ha dovuto affrontare: preso in giro, considerato pazzo. Ma nulla gli ha impedito di andare avanti, anzi! Tutte le offese che riceveva gli davano una forza nuova di lanciarsi nelle braccia del Padre, senza riserve! 

La cosa che colpisce molto è l’abbandono completo di Francesco alla volontà di Dio, la sua prontezza nel ricevere la grazia divina, fino al punto di riconoscere il Creatore supremo in tutti e in tutto. Francesco vedeva Dio nascosto in tutto il creato e considerava ogni creatura come fratello e sorella, rispettando e amando l’irripetibilità di ciascuno, facendosi fratello e riconciliatore.  

La guarigione e il carisma francescano
Come francescana credo che la testimonianza al carisma francescano di guarigione e di riconciliazione si verifichi dal momento in cui la guarigione avviene dentro di me e sono io ad essere riconciliata. Da religiosa ho già affrontato varie crisi. Sono state occasioni difficili in cui avrei voluto mollare tutto, buttando tutto all’aria! In questi momenti non riuscivo a vedere la realtà. Col tempo ho capito meglio quello che stavo vivendo e un po’ alla volta sono riuscita a liberarmi di tanto egoismo, auto-protezione, gelosia, invidia e autosufficienza.  

Ho ancora bisogno di liberarmi da tante cose per essere libera di amare e di servire Dio nei fratelli e nelle sorelle. Sono convinta che la vera riconciliazione dentro di me sia un cammino che durerà tutta la vita, dal momento che gli esseri umani sono un mistero che continua a svelarsi fino al nostro ultimo respiro.  

photoAffrontare il proprio lupo di Gubbio
Francesco ha avuto il coraggio di affrontare il lupo dentro di sé per riuscire ad avvicinarsi agli altri. È riuscito a dimenticare la propria volontà per vedere le esigenze degli altri, a darsi completamente a loro. Tante volte mi sono trovata a pensare: Fino a che punto riuscirei a dedicarmi agli altri?Dobbiamo acquisire la saggezza e il discernimento dal momento che i nostri istinti umani sono così forti. Servendo gli altri potremmo correre il rischio di cercare risposte alle nostre domande e di gonfiare e nutrire il nostro io.   Chiedo al nostro padre Francesco di intercedere per noi religiose, chiedendo a Gesù di aiutarci a dedicarci completamente agli altri.  

Il nostro padre Francesco interceda per noi presso Gesù perché diventiamo veramente per primi fratelli e sorelle a servizio della riconciliazione tra i nostri simili e, con la fraternità, riconciliatori con i prossimi, con l’universo e con Dio! 

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